mercoledì 21 marzo 2012

ALAN MOORE: "COSI' E' FINITA LA MIA AMICIZIA CON DAVE GIBBONS"


Alan Moore


La scorsa settimana avevo iniziato a proporvi la traduzione di una lunga intervista rilasciata da Alan Moore al sito www.seraphemera.org nel corso della quale l'autore britannico si è dilungato sui suoi trascorsi con la DC Comics, spiegando i motivi della sua attuale insoddisfazione e del perché in questo momento si sente assolutamente isolato dal mercato del fumetto. Una intervista interessantissima di cui mi accingo a proporvi una seconda parte prima di congedarmi e di invitarvi a leggerla nella sua interezza (e con una traduzione sicuramente meno frettolosa) sul blog di Smoky Man (http://smokyland.blogspot.it/). Il buon Smoky, infatti, mentre mi affannavo a presentarvi questa mia traduzione ha ritenuto giustamente di concordare una edizione italiana di questa chiacchierata con l'autore stesso dell'intervista, lascio a lui dunque l'onere e l'onore di occuparsene e vi invito a seguire il suo blog per leggerla.

Alan Moore: Così, avevo preso le distanze dalla DC e non avevo nulla a che fare con loro. Ma c'era ancora qualche cosa in sospeso con alcuni progetti. Saltuariamente mi sentivo con qualcuno della Wildstorm. Stavo concludendo The Black Dossier o qualcosa del genere. Steve Moore è uno dei miei amici di più vecchia data ed è il mio mentore, la persona che mi ha insegnato come scrivere fumetti, anche se lui non descriverebbe in questi termini i suoi insegnamenti, ed è anche uno scrittore brillante e non dovrebbe essere ricordato solo in relazione a me. Prima che lo contattassi per proporgli di aiutarmi a finire alcuni dei miei lavori alla Wildstorm era da un paio di anni che non lavorava. Una situazione analoga per tutti gli scrittori di cui mi servii su America's Best Comics. Quando mi iniziai a occupare della ABC a nessuno di questi scrittori  veniva da tempo assegnato un incarico, così pensai che ci fosse una sorta di blacklist. Avrebbe anche potuto non esserci, ma a me sembrava comunque strano che non ci fosse lavoro per nessuno di essi. Poi ricevetti una telefonata da Steve Moore, durante la quale mi riferì che era stato contattato dalla DC per sapere se era disponibile a occuparsi del videogioco di Watchmen. E aggiunsero che io non ero stato ancora avvisato.


All'epoca Steve era abbastanza impegnato dal punto di vista lavorativo. Ma anche se fosse stato disoccupato, Steve è una amico leale. E' un'altra di quelle persone che sono ormai uscite dall'industria del fumetto e che non hanno alcuna voglia di tornare a farne parte. Così mi telefonò e mi riferì cosa era successo, mi disse che non aveva alcuna intenzione di accettare l'incarico, soprattutto di non voler accettare un incarico del quale io fossi tenuto all'oscuro.


Posso immaginare che alla DC pensarono di offrire l'incarico a Steve perché lo immaginavano disperato, così avrebbe accettato, e mi avrebbero messo dinnanzi al fatto compiuto. In questo modo non avrei potuto protestare senza correre il rischio di privare il mio più vecchio amico di soldi e lavoro nel momento del bisogno. Credo che sia un comportamento molto scorretto-- inoltre, anche se loro al momento non lo sapevano, al fratello di Steve Moore era stata appena diagnosticata una malattia degenerativa, una lenta, dolorosa e fatale malattia degenerativa. Stephen Hawking ne è affetto, la persona più famosa del mondo ad essere affetta da questo male, eccezionale perché ancora in vita.


Alla DC non erano a conoscenza di questa circostanza, ma io telefonai alla Wildstorm e dissi: "potete passare questo messaggio alla DC per cortesia? Ho capito quello che stanno tentando di fare. Ho capito che  volevate presentare questo nuovo videogioco di Watchmen a fatto compiuto. Non sapevano che il fratello di Steve fosse malato terminale, e che lui se ne sarebbe occupato fino alla fine. E che in definitiva la malattia terminale di  una persona cara è più importante delle macchinazioni della gente che pubblica i fumetti di Batman. Quindi vi chiedo di riferire loro che non provassero più a invischiare ancora Steve nelle loro macchinazioni, perché ha problemi più seri, dunque lasciatelo fuori" Questo è più o meno quanto gli dissi.


Poco dopo abbi una conversazione con Dave Gibbons, nel corso della quale mi riferì che era in arrivo un film su Watchmen. Capimmo entrambi che a riguardo avevamo idee diverse. Ma, questo è più che naturale. Non pretendo da nessuno che abbia una visione delle cose identica alla mia. Ognuno ha il diritto di avere le proprie idee. Così Dave mi espresse le sue preoccupazioni. Mi disse: "guarda, questo film si farà e l'ultima cosa che desidero che accada è che ci siano problemi tra di noi".


Gli risposi "davvero non credo che questo possa accadere, Dave" poi aggiunsi: "rispetto la tua posizione riguardo il desiderio di vedere il film realizzato, e spero che tu rispetti la mia idea che questo film non sia realizzato". E lui fu d'accordo. Dissi: "l'unica cosa che potrebbe creare problemi tra di noi, come tu ben sai, è che io chiederò che il mio nome sia levato dal film, e darò tutti i miei compensi ai co-creatori". E questa era la mia politica sin dai tempi del film della Lega degli Straordinari gentlemen, perchè avevo deciso di non essere messo in relazione con nulla di quello che stavano facendo a Hollywood. Dissi a Dave: "l'unica cosa che potrebbe causare dei problemi al nostro rapporto se, quando riceverai i soldi -- la mia quota dei soldi per la produzione del film -- ti chiederei di farmi una rapida telefonata nella quale mi avviserai "ho ricevuto i soldi Alan, Grazie mille' Mi basta che tu mi ringrazi-- scrivimi una lettera o qualcosa di simile. Bastano anche solo la parola grazie.


Lo dissi perché Dave Lloyd non l'ha mai fatto.  Dave Lloyd prese i soldi e dopo andò in giro a sparlare su di me nelle comics conventions nelle quali è andato -- inclusa una occasione durante la quale era seduto a un tavolo di distanza da mia figlia Leah. Immagino che fosse in quella fase della sera durante la quale era un po' rilassato e rinfrescato. Lui stava declamando ad alta voce riguardo i miei molti errori come essere umano, e questo mentre mia figlia era seduta a poca distanza. Lei sapeva cosa pensava Dave, così si limitò ad alzare gli occhi al cielo e a ignorarlo. Ma come ho già detto, Dave Lloyd non mi telefonò per ringraziarmi. Così non voglio più avere nulla  a che fare con lui. E, dopo aver spiegato questo a Dave gli dissi "mi basta che tu mi faccia una telefonata e mi ringrazi, questo sarà bello".


Dave, essendo una persona amabile e gioviale, disse "oh sì, non ti preoccupare Alan. Ti telefonerò e ti ringrazierò dalla plancia dello yacht che mi comprerò con i tuoi soldi". E io risi perché era un scherzo simpatico. Così le cose andarono avanti. Dave non mi ha telefonato, ma io pensai che i soldi non gli erano arrivati.


Alcune settimane prima, avevo avuto uno scambio telefonico con Steve Moore, il quale mi aveva riferito che forse non era stato inserito in una lista nera dalla DC, perché aveva appena ricevuto una telefonata dalla Warner Books, gli facevano i complimenti per il buon lavoro fatto sull'adattamento della sceneggiatura di V for Vendetta per il romanzo e gli chiedevano se voleva occuparsi anche dell'adattamento di quello di Watchmen. Sapevano che Steve era l'unica persona alla quale avrei concesso il mio beneplacito. Mi telefonò e mi riferì questa cosa. E io risposi "grande" perchè era da un anno che assisteva il fratello e si aspettava di perderlo. Anche perché il lavoro scarseggiava di nuovo, e perché avrebbe avuto bisogno di un po' di soldi quando suo fratello sarebbe mancato. Gli dissi "Sì, procedi con la mia benedizione. Scrivi il romanzo che ti consentirà di avere quei soldi che ti serviranno quando tuo fratello verrà a mancare".


Successivamente ho ricevuto un messaggio da Dave Gibbons.  Mi diceva che c'era la possibilità di creare un prodotto in occasione dell'uscita del film per il quale voleva il mio permesso. Si trattava di estrarre tutte le vignette della storia dei pirati da Watchmen e trarne un volume a parte. Per quanto mi riguarda era una pessima idea. Era come se si prendessero solo alcuni brani di Mozart e se ne facesse un disco a parte. Ma risposi: "bene, se è qualcosa che tu vuoi fare Dave, io me ne disinteresso completamente, sia ben chiaro che io non parteciperò al progetto e che non voglio essere pagato per esso. Per il resto andrà bene."


E lui rispose: "Oh, allora va bene. Alla DC dicevano che saresti stato silenziosamente accondiscendente"


"e perché hanno detto una cosa del genere?"


E lui: "non lo so,  dicevano solo che saresti stato silenziosamente accondiscendente"


ed io: "sono più che altro completamente indifferente. Mi basta che il mio nome non ci sia, possono fare quello che vogliono"


E Dave disse "non credo che vogliano utilizzare i nostri nomi. Credo che vogliano utilizzare i nomi finti degli autori che utilizzammo su Watchmen"


Gli risposi: "In questo caso, come farà la gente a sapere che io non vi prenderò parte?" e aggiunsi "guarda, fai quello che vuoi, ma aggiungi solo un piccolo talloncino in seconda di copertina nel quale si specifichi che io non ho nulla a che fare con questo fumetto o con il film". Dave disse che suonava bene. Ma apparentemente né lui né la DC decisero di pubblicare un qualcosa sul quale apparice con chiarezza che io non avessi nulla a che fare con il film. Nel frattempo Steve Moore mi contattò per avvisarmi che l'adattamento della sceneggiatura non si sarebbe fatto più. Così non avrebbe avuto il lavoro.


A questo punto -- consideratemi pure paranoico -- mi sembrò che la frase "silenziosamente accondiscendente" riguardava proprio questa situazione -- che si aspettavano che io me ne stessi zitto perché si aspettavano che io pensassi come loro, e pensassi: "se non faccio ciò che dicono potrebbero levare il lavoro a Steve". La cosa non mi era proprio passata per la testa. Neanche pensavo che qualcuno potesse essere così infame. Ma probabilmente è proprio ciò che accadde, e immediatamente ne parlai con la gente alla DC. Chiesi a Karen Berger di non telefonarmi mai più, e che non volevo avere più nulla a che fare con chiunque alla DC. Ero furiosamente arrabbiato.


Tutto ciò accadde più o meno una settimana prima che sposassi Melinda [Gebbie]. Sapevo che Dave Gibbons sarebbe venuto al matrimonio. Trovai l'occasione per prenderlo in disparte e spiegargli cosa era accaduto e quale era la mia percezione degli eventi. Lui mi negò che non erano queste le intenzioni della DC, ma non seppe spiegarmi il significato della frase "silenziosamente accondiscendente". Così gli dissi "hai le tue sensazioni a proposito che sono differenti, e sei più a contatto con questa gente. Ma questa è la mia percezione di quanto è accaduto". E io non credevo che egli fosse in alcun modo complice. Credevo solo che gli fosse stato chiesto di recapitarmi un messaggio senza capirlo. Così gli dissi: "Per amor della nostra nostra amicizia, Dave, in futuro, non parliamo più di Watchmen".


Era il giorno del mio matrimonio.


E a questo punto ancora non mi aveva ringraziato per i soldi. Supposi che non li aveva ancora ricevuti. Ma dissi: "per il bene della nostra amicizia, evitiamo di parlare di Watchmen, e questo perché, assunto cosa avevo percepito che fosse accaduto, non potevo più fidarmi di alcuna conversazione, compiuta attraverso diversi intermediari, con la DC Comics o i suoi dipendenti, e questo perché potrebbe avere delle ripercussioni sulle persone cui voglio bene". [...] E aggiunsi "non mi interessa se questo è quello che è davvero successo. E' ciò che ho percepito sia accaduto, ed è quello che ti sto chiedendo". 


E Dave concordò. Disse "Ok, va bene, è una cosa un po' vergognosa, ma non parleremo più di Watchmen".
Passò del tempo. Il film andò in distribuzione. E diventò molto evidente che Dave aveva ricevuto i soldi da molto tempo, ma si era dimenticato di ringraziarmi. Io non la presi molto bene. Mi sembrava che non avesse fatto quel minimo che gli avevo chiesto. Non che io pretendessi altro. Ma tuttavia il tempo era passato e io ricevetti un'altra sua telefonata -- e naturalmente non fu fatta per ringraziarmi dei soldi. Voleva parlare di Watchmen. Fu  una conversazione molto breve. Mi disse che alla DC sapevano che io continuavo a volere che mi venissero restituiti i diritti. Così, forse me li avrebbero restituiti se io gli avessi dato il permesso di realizzare dei prequels e dei sequels. Risposi: "No, non voglio che ciò accada. Non voglio che questi prequels e questi sequels esistano, e di certo non voglio che mi vengano restituiti i diritti di Watchmen. La DC ha abusato di questo volume per un paio di decadi. Adesso presumibilmente hanno avvertito che il suo valore, rispetto a quello potenziale dei sequels e dei prequels, sta diminuendo. Così adesso vogliono restituirmi la carcassa vuota di un'opera di cui una volta era molto, molto orgoglioso". Come avevo spiegato a Dave, io non avevo più neanche una copia di Watchmen in casa. Sì, ero orgoglioso di ciò che avevamo fatto con quella serie. Ma con tutti i tradimenti e le menzogne e i trabocchetti che gli ruotavano attorno -- no, naturalmente non ne volevo una copia in casa. Dave Gibbons mi offrì una incredibile somma di danaro se io avessi dato la benedizione per i prequels e i sequels. 


KA: si trattava di soldi offerti da Gibbons o dalla DC? 


AM: i soldi sarebbero arrivati dalla DC. Lui avrebbe agito da intermediario. Mi disse che stavano pianificando di fare quei sequels e quei prequels, e che mi avrebbero offerto qualcosa come un quarto di milione di dollari per supervisionare il progetto -- che sarebbe stato affidato ai migliori talenti dell'industria del fumetto, riguardo ai quali io dissi delle cose abbastanza sgradevoli. Dissi che io davvero non credevo ci fosse alcun talento nell'industria dei comics. Se ce ne fossero stati, essi avrebbero dovuto presumibilmente, nel corso degli ultimi 20 o 25 anni, realizzare qualcosa di altrettanto buono quanto lo era stato Watchmen -- di così notevole o meritevole. Insomma, sì ero arrabbiato e dissi delle cose cui però continuo a starci dietro. E questa è stata la fine della mia amicizia con Dave Gibbons: perché non mi aveva telefonato per ringraziarmi dei soldi e perché aveva fatto una cosa che gli avevo chiesto di non fare. Quando ho menzionato questi fatti in una intervista, mi telefonò di nuovo per dirmi "oh, grazie dei soldi, Alan". 


A quel punto gli dissi "bene, adesso è un po' tardi Dave" Mi ripetette che tutto l'affare del silenziosamente accondiscendente si era trattato di una mia completa incomprensione e che i suoi amici alla DC non avevano mai utilizzato quella frase. Così gli chiesi "quale frase hanno utilizzato allora, Dave?"


Rispose: "bene, era qualcosa del tipo "passivamente accondiscendente". 


KA: O mio dio!


AM: Si, esattamente. E aggiunse che lui era al corrente che l'affare con Steve Moore e il fratello non era mai accaduto-- che si trattava di una mia interpretazione (ancora basata forse sulla paranoia). 


E che ne dici del fatto che telefonarono a Steve per chiedergli del videogioco di Watchmen ma non lo diremo ad Alan finché il progetto non sarà partito?


E lui mi disse "be, non sono nulla di questo". Così, lui era al corrente di tutto, e sapeva per certo che alcune cose non erano accadute-- eccetto per il fatto che in realtà non era al corrente di tutto. 


Così a malincuore misi il telefono giù per l'ultima volta. Ebbi un calo emozionale. Non solo perchè Watchmen-- un lavoro del quale ero fiero-- era stato dissacrato ma anche perchè era finita una amicizia che avevo tentato genuinamente di preservare. Ma questo fu allora. 




Con questo, dunque, finisco di presentarvi questa intervista e vi do appuntamento nei prossimi giorni per fornirvi il link alla traduzione integrale di Smoky Man (http://smokyland.blogspot.it/)

[2 - FINE]

2 commenti:

Roberto D'Andrea ha detto...

Mi sembra una filippica veramente abnorme, più che altro perchè il tema comincia a stufare. La cosa più intelligente che ha detto è "che i grandi talenti del mondo dei comics se ci fossero stati avrebbero creato qualcosa di nuovo, altrettanto buono come Watchmen. Gente come Aaron, Way, Millar e purtroppo anche Ennis mi pare sappiano buttare solo merda e sangue sulla carta.

Superheld ha detto...

Forse non possono farlo perchè gli editori glielo impediscono.
Il mercato americano è prossimo al baratro. Non so se qualcuno ci ha fatto caso, ma nella classifica di febbraio 2012, nessuna serie Marvel ha superato quota 60.000 copie! Il New 52, a dispetto di quello che molti osservano, è in piena recessione. TUTTE le testate sono in calo e ogni mese perdono lettori. E se la tendenza non si inverte, nel giro dei prossimi mesi potrebbero salutarci serie molto note, tra cui quelle di Deadpool, Punitore, Ghost Rider, qualche titolo mutante, varie serie hulkiane, ecc.

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