mercoledì 29 ottobre 2014

LA SCALETTA DI TUTTI I FILM MARVEL E DC COMICS DA QUI AL 2020... NE VEDREMO DELLE BELLE!


Gli eroi DC/Marvel sempre più pronti ad affollare gli schermi cinematografici


Se, come il sottoscritto, siete lettori incalliti, capirete di sicuro di cosa sto parlando. Avete presente quella sensazione di mancamento d'aria che vi assale quando osservate la lista dei fumetti da leggere? Una montagna che, nonostante i buoni propositi (di cui, non dimentichiamocelo, è lastricata la strada per l'inferno) mese dopo mese non fa che aumentare, quasi a volerci dire che si tratta di una battaglia persa. Una sfida alla quale non potremo mai, e poi mai prevalere.

Ecco, questa è la medesima sensazione che ho provato nel leggere la lista delle pellicole Marvel e DC Comics, che sono state messe in programma da qui al 2020. Lo scontro tra i due colossi (e se alla Marvel sostituiamo la Disney la visione si allarga con sette pellicole dedicate al brand di Star Wars) sembra ormai essersi spostato dagli scaffali delle fumetterie alle sale cinematografiche e schermi televisivi, con i Fox Studios e Sony a tentate di farsi largo, a suon di sequel e spin-off, nel business. 

Il sempre ottimo Comics Alliance ha provveduto a realizzare una aggiornatissima infografica per farci rendere conto di quello che ci aspetta. Che dire? Ci stupiranno con effetti speciali...

la scansione temporale delle pellicole programmate fino al 2020
da Fox Studios, Marvel Studios, Sony e Warner Bros.
 

KAREN BERGER: "QUELLO DI CUI STANNO PUBBLICANDO LE STORIE, NON È IL VERO JOHN COSTANTINE"


Karen Berger



Da quando, nel dicembre del 2013, Karen Berger ha definitivamente lasciato il suo ufficio alla DC Comics (ve ne ho parlato QUI e QUI) la leggendaria ex-editor-in-chief della Vertigo non ha fatto parlare molto di se, evitando di rilasciare interviste e dichiarazioni, preferendo, stando almeno a quanto si dice, mettersi al lavoro sulla creazione, in coppia con Judith Regan, di una nuova casa editrice specializzata nella creazione di Graphic Novel.

Questo fino a qualche giorno fa.

Alcuni giorni fa, infatti, la webzine Slate ha pubblicato un lungo articolo su John Constantine, personaggio che, grazie alla serie TV lanciata in questi giorni negli USA dalla NBC, si appresta (almeno nelle intenzioni della DC Entertainment) a vivere un periodo di rinnovata popolarità; nel corso dell'articolo sono state riportate alcune riflessioni sul personaggio (e sulla trasformazione che lo ha caratterizzato col trasloco dalla Vertigo al DC Universe) rilasciate proprio da Karen Bergen che, forse con un moto di disappunto, ha dichiarato: "Hanno preso il personaggio e lo hanno inserito in una ambientazione che richiama quella di Constantine ma che è edulcorata. La cosa però non mi preoccupa, quello non è il vero Constantine".

E il disappunto non è stato celato neanche da Jamie Delano, lo scrittore cui fu originariamente affidato il mensile Hellblazer, che ha dichiarato di aver accuratamente evitato di leggere le storie del nuovo personaggio. Dello stesso parere è anche Peter Milligan, autore di un gran bel ciclo di episodi dell'investigatore dell'occulto, a cui è toccato l'ingrato compito di scrivere la parola FINE: "Quando il Constantine del New 52 è diventata l'unica incarnazione del personaggio si è semplicemente trasformato in tizio inglese che fa qualcosa di magico".

Non dello stesso avviso l'attuale sceneggiatore Ray Fawkes: "Quando scrivo le storie, nella mia mente sono storie scritte per Hellblazer (il nome della classica collana pubblicata sotto il marchio Vertigo e chiusa per trasformarsi in John Constantine - NdStefano). C'è qualcosa di davvero di davvero affascinante in un personaggio che, affinché un lavoro sia realizzato, è disposto a fare sacrifici che nessun altro al mondo compierebbe".

La malinconica copertina finale,
opera di Simon Bisley, di Hellbazer


martedì 28 ottobre 2014

MARK MILLAR SI INTERROGA SU QUALE SIA IL MERCATO DI FUMETTI PIÙ FLORIDO DEL MONDO E, NEL FARLO, RIVELA INTERESSANTI PARTICOLARI SUL TRATTAMENTO ECONOMICO DEGLI AUTORI


Mark Millar


Qual è il più grande mercato di fumetti del mondo? O meglio, in quale nazione del globo i fumetti fanno registrare i più alti picchi di vendite? A porre, e porsi questa domanda, è Mark Millar. Lo scrittore scozzese sulle pagine del suo forum pone questo interrogativo ai suoi lettori, e lo fa articolandolo in due diversi aspetti di eguale interesse:

"Sono molto curioso a riguardo entrambi questi aspetti del mercato del fumetto... 
1/ Qual è l'andamento dei comics nel mercato globale 2/ e qual è quello dei fumetti in generale. 
A esempio so che nelle Filippine c'è un mercato fortissimo per le produzione nazionali, il che è ottimo, e Singapore sta facendo registrare un boom enorme riguardo il fumetti americani, e questo perché la forte diffusione di strumenti elettronici favorisce l'acquisto delle edizioni digitali senza impattare troppo sui costi di vendita. Ricordo anche che da ragazzino sentii dire che le vendite di Superman erano molto più alte in Germania che non negli States; così come ricordo che alcuni anni fa, quando mi recai a Barcellona, appresi che ciascun numero dell'edizione spagnola degli Ultimates, pubblicati in un albo simile a quello originale, superava le centomila copie, proprio come negli USA. E questo solo in Spagna. 
Insomma, sono curioso di sapere qual è il più grande mercato del mondo, e quale quello emergente. Escludendo il Giappone. SAPPIAMO che si tratta di un mercato enorme".

La domanda, inutile dirlo, è di quelle che affascinano gli appassionati di tutto il mondo. Essere al corrente delle "prestazioni" (ai botteghini, non fraintendetemi) dei propri beniamini è di sicuro la curiosità più malsana tra quelle che interessano ai lettori (e stando alla domanda posta da Millar, non solo!), diventando spesso argomento di discussione (e flame!) anche sui social network e nelle fumetterie. Basti pensare alle reazioni suscitate dalla pubblicazione dei dati di vendita dei fumetti Bonelli avvenuta qualche tempo su Fumettologica.

Kick-Ass
illustrazione di John Romita Jr.

Vi confesso che, in genere, questi dati esercitano poco fascino su di me. La prestazione spesso non è rivelatrice della qualità di una serie. Un personaggio può avere una andamento delle vendite notevole anche grazie alla sua storia editoriale, quanto più lunga è questa più radicato il personaggio è nell'immaginario popolare e farà, escludendo le mode e tendenze del momento, meno fatica ad attirare vecchi e nuovi lettori. Per questo, negli USA come nel resto del mondo, il primo numero dell'ennesimo mensile di Batman farà meno fatica a imporsi all'attenzione di un pubblico più vasto di quanto non farà una serie dedicata a Lo Spettro (non a caso, la nuova serie con protagonista Lo Spettro ha come  testata Gotham by Midnight).

Poco più avanti nel corso della discussione Mark Millar rivela, però, cosa è davvero a muovere la sua curiosità, e (involontariamente?) spinge l'autore scozzese a rivelarci un aspetto davvero significativo del mercato statunitense; un punto cruciale che spiega perché così tanti autori, soprattutto quelli più affermati e amati dal grande pubblico, sono sempre più attratti dalla realizzazione di serie Creator Owned. Si parla, naturalmente, di trattamento economico e di royalties e in tal senso quanto spiega Millar riguardo il trattamento degli autori per le pubblicazioni estere dei loro lavori è davvero illuminante. Nel corso della discussione lo scrittore scozzese, infatti, spiega:

"Gli autori Statunitensi e Britannici spesso ignorano quante copie vendono i loro lavori in Europa. La DC Comics paga una percentuale davvero piccola su quello che percepiscono dalle pubblicazioni estere, mentre la Marvel non corrisponde nulla. Le royalties sono talmente basse che, anche su un titolo che è un evergreen, fai davvero a fatica a farci attenzione, giusto per mettere il discorso nella giusta prospettiva... il soldi percepiti dalle edizioni straniere dei soli primi otto numeri di Kick-Ass sono molti di più di quanto ho ricevuto complessivamente da Civil War, che è la cifra maggiore che, nello scorso decennio, nessuno abbia mai ricevuto dalla Marvel o dalla DC  per la realizzazione di sette numeri consecutivi. I  miei compensi stranieri per Nemesis o Superior sono più o  meno superiori a quelli che ho percepito per l'edizione statunitense di Civil War. Per questo per me è stato molto interessante quando ho appreso che l'edizione spagnola di Ultimates ha superato le centomila copie di venduto e sono curioso riguardo a tutte le informazioni di questo tipo". 

E questo credo sia un particolare davvero rivelante, spiega il perché del sempre crescente interesse che le pubblicazioni creator owned esercitano sugli autori  statunitensi e, va comunque sottolineato, quanto sia importante mettersi in evidenza al grande pubblico sui titoli mainstream prodotti da Marvel e DC Comics.


venerdì 24 ottobre 2014

TOM BREVOORT, LA "NUOVA NORMALITÀ" DELL'INDUSTRIA DEL FUMETTO E ALTRE FACEZIE

Tom Brevoort
visto da Skottie Young


La checklist completa
di tutti i titoli Marvel
lanciati nel corso
dell'All-New Marvel NOW!
Tra una risposta sarcastica e una analisi dettagliata, il blog attraverso il quale Tom Brevoort, Senior Vice President of Publishing della Marvel, risponde alle domande dei lettori rappresenta sempre ricco di spunti e di interessanti riflessioni (senza trascurare che qualche volta strappa qualche risata di gusto!). L'argomento più in voga, questa settimana, è quello relativo alla forte ondata di chiusure dei titoli che hanno fatto parte dell'All-New Marvel NOW!. Come molti di voi ricorderanno, alcuni mesi dopo il Marvel NOW!, operazione di rilancio attraverso la quale la casa editrice provò (in molti casi riuscendoci) a dare nuova linfa vitale alle sue collane più classiche, fu varata questa seconda ondata di rilanci con la quale si corresse il tiro di alcune operazioni non perfettamente riuscite nella fase precedente e si diede spazio ai tutta una serie di (affascinantissimi) personaggi minori. In breve tempo gli scaffali delle fumetterie statunitensi hanno cominciato a ospitare serie dedicate a Iron Fist, Black Widow, She-Hulk, Elektra e molti altri, ma l'invasione non ha avuto vita lunga e in pochi mesi molte della collane rilanciate (incluse quelle dedicate a Wolverine e ai Fantastici Quattro) hanno chiuso i battenti. Ecco che allora le critiche e le perplessità dei lettori emergono spontanee. Come nel caso di un appassionato che chiede, alla luce delle ultime novità annunciate dalla Marvel, che senso ha lanciare una collana dedicata a Squirrel Girl se si è già consapevoli che durerà poco più di qualche mese.

"Le serie non avranno vita lunga se voi deciderete di non comprarle" ha risposto Tom Brevoort, aggiungendo poi "Credo che dovrai venire a patti con quella che è attualmente la normalità, sono finiti i tempi in cui un qualsiasi titolo potrebbe durare all'infinito, indipendentemente da quelle che potrebbero essere le sue performance di vendita. Abbiamo rilanciato Uncanny Avengers con il numero 25, questo è un buon indicatore per comprendere in quale mondo viviamo adesso. 
Se l'unico criterio con il quale decidete di compare una serie è quello di interrogarsi se resterà sul mercato uno o due anni, be' allora vi converrà comprare quelle serie che si possono considerare perenni, cioè che in un modo o nell'altro sono sul mercato dagli anni '60. Ma se siete interessati ai contenuti, e all'esperienza della lettura, allora potrete comprare qualsiasi cosa sia in grado di destare il vostro interesse.
Come una serie televisiva, un film o una serie di romanzi, saranno destinati a un numero finito di episodi e questi potrebbero essere meno di quanti voi ne desideriate. L'unica cosa in grado di aumentarne il numero sarà la quantità di persone che lo acquisteranno. 
Ma se anche la serie dovesse terminare, se quelle storie vi sono piaciute, se vi hanno colpito, se ne sentite la mancanza, allora hanno perfettamente adempiuto al loro compito di intrattenervi. 
Questa è la nuova normalità.
Tutto il resto dipende da voi."
L'imbattibile Squirrel Girl! 

La risposta di Brevoort sembra però aver scatenato le perplessità dei suoi interlocutori. Un lettore, allora, chiede "nel parlare di nuove numerazioni e ripartenze hai paragonato i fumetti alle serie TV e ai romanzi, ma se una serie, concepita per durare più stagioni, viene interrotta dopo solo una stagione vuol dire che non ha adempiuto al suo scopo originale, a differenza di quel che sostieni riguardo il fatto che una serie concepita per durare di più ha fatto il suo dovere anche se vende poco e non va oltre un certo numero di albi. Credo che quel che tu dici non sia completamente giusto, anche perché i romanzi e le serie TV continuano con la loro numerazione e non cambiano di continuo numerazione (riprendendo anche quello storica) solo per creare una accelerata nelle vendite". 

Brevoort replica: "Alcune serie televisive proseguono per più di una stagione. E lo fanno perché hanno spettatori a sufficienza. Ma ogni anno il numero di vittime tra le serie TV è sconvolgente. E il numero di serie di cui vengono trasmessi solo i primi tre episodi e poi svaniscono per sempre è enorme. Non sono sicuro di capire quel che vuoi dire con il fatto che ricorrendo alle numerazioni storiche non aiutiamo la causa - sembra che in giro ci siano più fan che apprezzano il ritorno alle vecchie numerazioni di quanti non ne siano contenti".  

Continuando il parallelismo tra serie TV e fumetti, il lettore aggiunge: "L'unica serie TV che mi viene in mente che faccia ricorso al vostro metodo è American Horror Story, ogni stagione è una nuova storia con lo stesso cast che interpreta personaggi diversi. La nuova normalità, dunque, consiste solo nel mostrare quanto stia diventando avara la Marvel adesso che si sta trasformando in una di quelle orribili corporazioni che spesso vengono mostrate anche all'interno dei vostri fumetti". 

La copertina del primo, mitico, albo
di Hulk, bocciato dai lettori nel 1962
"Non sono sicuro che chiudendo le serie che non vendono a sufficienza si dimostri quanto la Marvel sia diventata avara. Di sicuro dimostra il nostro istinto di sopravvivenza, pubblicare serie in perdita  sarebbe il modo migliore per uscire dal mercato. 
E tu sostieni che questa sembra essere una novità. Ma non lo è. 
Nel 1962 la serie di Hulk fu cancellata dopo sei numeri. Perché? Non vendeva. 
Nel 1969 la serie degli X-Men fu cancellata dopo sessantasei numeri. Perché? Non vendeva a sufficienza. [...]
Siamo una casa editrice. Questo vuol dire che dobbiamo assumere decisioni editoriali. E alcune di queste decisioni devono tener conto della capacità di produrre profitti che ha ciò che stiamo producendo.  
Se hai costruito qualcosa che sembra non attira i lettori, allora è il momento di lasciar perdere e costruire qualcos'altro. E forse qualche in un momento futuro il momento sarà quello giusto per Hulk, gli X-Men o qualche altro personaggio".

Ma il Senior vice president of Publishing come risponde all'accusa che gli viene mossa di ignorare le critiche dei lettori più fedeli (e conservatori)? "Tutti gli appassionati sono liberi di criticarci e di sottoporci le loro opinioni. Ne è loro facoltà ed è un loro diritto. Ma noi siamo liberi di prenderne atto e di ignorarle. È un nostro diritto. 
Soprattutto quando una particolare serie sta vendendo bene, l'argomento utilizzato da molti che è quello di sostenere che la serie non piace a nessuno è chiaramente un nonsense. Alcuni comprano quei fumetti. E io sono fiducioso che i nostri lettori non comprano una serie, albo dopo albo, se non gli piace quel che è contenuto all'interno. Posso prendermi gioco delle persone che vengono a parlare con me su questo blog con fare belligerante o che sentono di essere i portavoce dell'intero comicdom, quando chiaramente non lo sono. In genere rispondo alle domande con lo stesso tono con cui mi vengono rivolte. E questo è il mio blog, ed è frivolo come piace a me. E tu puoi leggerlo o decidere di non farlo. È una tua scelta. 

E parlando di frivolezza non si può accusare del contrario Tom Brevoort, autore alle volte di risposte davvero esilaranti alle domande (o critiche) più improbabili. "Bruce Wayne è più ricco di Lex Luthor?" chiede un anonimo lettore, ed ecco la risposta puntuale: "Questa è quella che definisco una bella domanda. Dopo averci riflettuto alcuni minuti, il mio istinto mi ha consigliato che con tutta probabilità Lex Luthor è più ricco di Bruce per il semplice motivo che si tratta di un criminale. Non si fa alcuno scrupolo di compiere azioni illegali pur di conseguire i propri fini, naturalmente non si può fare lo stesso discorso per Bruce. Quindi credo che se Bruce abbia iniziato con una ricchezza maggiore, a un certo punto credo che Lex lo abbia sorpassato. 
Naturalmente molto dipende dallo status quo di Lex Luthor nel DC Universe nel momento in cui noi compiamo la nostra analisi. Se Lex è inquisito o condannato per i suoi delitti, è possibile che le sue ricchezze siano sotto sequestro per ricompensare le vittime dei suoi crimini. D'altra parte Bruce devo comprare sempre tonnellate di batarangs così come deve continuamente ri-equipaggiare la sua batmobile. Tuttavia anche gli armamenti di Lex finiscono puntualmente per essere distrutti, così è presumibile immaginare che le sue spese siano superiori. 

In ogni caso, Tony Stark puo venderli e ricomprarli senza alcun problema".

Tony Stark e Lex Luthor... uno scontro a suon di Dollari!
Immagine realizzata da un fan 

Ma la risposta più divertente di tutte è quella data a un fan imbufalito per il trattamento riservato dalla DC Comics a Batgirl. "Hai letto Batgirl #35? Hanno rilanciato Batgirl con un nuovo costume e una nuova direzione narrativa. In questo numero si sveglia totalmente devastata dopo una notte di bagordi e neanche si rende conto di aver fatto sesso con uno stronzo qualsiasi, di cui nemmeno si ricorda il nome... Tom, se tu permetterai che nel Marvel Universe, ti prometto che verrò a cercarti ovunque tu sia e te la farò pagare! Ok, non lo farò, ma era solo per farti capire che sono molto, molto contrariato". 

"Non preoccuparti. Ti prometto che nessun personaggio del Marvel Universe dormirà con Batgirl". 

Che aggiungere? Alla prossima!

La "nuova" spericolata Batgirl
scopre di aver dormito con uno
sconosciuto!


mercoledì 22 ottobre 2014

NEL 2015 LA DC COMICS RILANCERÀ LA VERTIGO CON NUOVI PROGETTI E UN NUOVO MARCHIO?



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Nel corso di una lunga intervista rilasciata da Dan Didio e Jim Lee al sito ICv2 per cominciare a tirare le somme dell'anno che ormai volge al termine (e che ha visto il recupero di grosse quote di mercato da parte della DC Comics nei confronti del suo principale concorrente, la Marvel) i due co-Publisher della casa editrice statunitense hanno annunciato per il prossimo anno un drastico rilancio della linea Vertigo (storica divisione nata per raccogliere le serie d'autore prodotte agli inizi degli anni '90 dalla casa editrice e sotto il cui marchio hanno visto la luce alcune delle opere più interessanti pubblicate nel corso degli ultimi decenni), un rilancio che dovrebbe passare anche attraverso il cambio di denominazione dell'etichetta.

"Al momento abbiamo aumentato il numero di serie periodiche pubblicate con il marchio Vertigo" ha dichiarato Jim Lee "ma probabilmente abbiamo diminuito l'ammontare complessivo della produzione della divisione dal momento che abbiamo rimandato la produzione di Original Graphic Novel e di volumi concepiti in altri formati diversi da quello classico del comic book. La Vertigo per noi rappresenta una priorità; è un qualcosa in cui la casa editrice crede con fermezza. Se poteste dare un'occhiata a quello che abbiamo in serbo per il 2015 (si tratta di progetti riguardo i quali, al momento, la casa editrice non mi ha lasciato la libertà di discorrere), se tutto va bene nel primo quadrimestre, potreste constatare che ci stiamo accingendo a fare un grosso sforzo per  cambiare il marchio dell'imprint. Stiamo lavorando su una lista di autori che rappresentano il top tra quelli presenti sul mercato e abbiamo in serbo delle notizie decisamente emozionanti riguardo quello che proporremo nella prima parte del 2015. Non si può continuare a dormire sugli allori, soprattutto in un mercato orientato sui progetti creator-driven. Non c'è il plusvalore rappresentato da quanto prodotto sinora, come accade nel caso di personaggi del calibro di Superman e Batman, su cui lavorare. Tutto dipende dai creatori e dalle idee che essi sono in grado di calare sul tavolo. Abbiamo lavorato a stretto contatto con Geoff Johns e con il suo gruppo di collaboratori per massimizzare l'impatto di questi progetti, non solo attraverso la pubblicazione, ma attraverso una serie di iniziative che coinvolgeranno tutta la famiglia della Warner Bros. Continuate a seguirci nel 2015 - ci sono un sacco di cose formidabili in fase di lavorazione ".

Sandman
illustrazione di J.H. Williams III
Stando alle parole di un abbottonatissimo Jim Lee, dunque, la rinascita della Vertigo (o di quello che sarà dopo il varo di un nuovo e più fresco marchio editoriale) passerà attraverso la multimedialità che un colosso come la Warner Bros sembra potere essere semplicemente in grado di garantire. In tal senso ci ha pensato, forse involontariamente, Neil Gaiman a fornire quella che potrebbe essere una significativa anticipazione su quelle che potrebbero essere le potenzialità di questo rilancio. Sul suo blog, infatti, lo scrittore britannico, nel rispondere alla domanda di un suo follower che gli chiedeva per quale motivo il film di Sandman non fosse stato incluso nel programma inerente le pellicole targate DC Comics che saranno prodotte e distribuite tra il 2015 e il 2020, ha semplicemente risposto: "Non è un film della DC Comics. È un film Vertigo. Si tratta di un altro elenco di film, e di un annuncio differente".

Per gli amanti dei cine-panettoni-supereroistici si preannunciano tempi interessanti.


IL COMICS LITERACY AWARENESS CONFERISCE A DAVE GIBBONS LA LAUREA IN FUMETTO


Dave Gibbons



Difficile scrivere qualcosa per descrivere la carriera di Dave Gibbons. Il disegnatore britannico che, prima di approdare sul mercato statunitense per il quale ha collaborato, anche in veste di sceneggiatore, con Marvel e DC Comics, è stato autore di moltissime storie per il magazine 2000AD e del Doctor Who, ma è assurto nell'olimpo dei comics grazie soprattutto al suo ruolo di co-creatore, in coppia con Alan Moore, di Watchmen; adesso, grazie al Comics Literacy Awareness, Gibbons ha aggiunto una nuova onorificenza che renderà la sua carriera ancora più unica. Gibbons è stato infatti insignito della Laurea in Fumetto.

Si tratta della prima volta che un autore viene insignito di questa onorificenza, che da quest'anno sarà conferita, a intervalli di due anni, a un autore di fumetti per i meriti mostrati sul campo. La Laurea rappresenterà anche un impegno per Dave Gibbons che, a partire da febbraio 2015, assumerà il ruolo di ambasciatore del fumetto effettuando visite nelle scuole al fine di dimostrare che quest'ultimo può essere uno strumento efficace per migliorare l'alfabetizzazione, nonché organizzando corsi di formazione.

L'annuncio ufficiale è stato dato venerdì scorso da Scott McCloud durante la presentazione del Lakes International Comic Art Festival di Kendal (Inghilterra). Ecco la prima dichiarazione a caldo di Gibbons:

"Essere il primo a cui è stata conferita questa Laurea rappresenta per me un grande onore. Ho intenzione di fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per promuovere la diffusione del fumetto nelle scuole. È di vitale importanza, non solo per i ragazzini ma anche per l'industria del fumetto."
Non vogliatemene a male se evito di fare paralleli con l'Italia...

giovedì 16 ottobre 2014

MENTRE LO SCRITTORE JOHN GREEN SI INTERROGA SE BATMAN RAPPRESENTI UN BENE PER GOTHAM, SCOTT SNYDER CHIEDE (E OTTIENE) CHE NON AUMENTI IL PREZZO DI COPERTINA DEL MENSILE DELL'UOMO PIPISTRELLO

Vigile si aggira, Batman su Gotham


Si può davvero sostenere che la presenza di Batman a Gotham City sia un bene per la città? Questo è l'interrogativo che si pone lo scrittore John Green (assurto agli onori delle cronache anche nel nostro paese grazie all'enorme successo incontrato da Cercando Alaska e Colpa delle stelle, due dei suoi romanzi editi da Rizzoli) e la risposta che fornisce, che di certo non farà piacere ai seguaci dell'uomo pipistrello, non è delle più rassicuranti. Stando a quanto dichiara lo scrittore in un video intitolato "Quella specie di odio che provo per Batman" lo scrittore conferma il disagio che prova nei confronti dell'uomo pipistrello, un disagio che non è scatenato solo dalla maggior simpatia nutrita nei confronti dei altri eroi in calzamaglia, tipo Spider-Man, ma dall'essenza stessa della missione che muove l'eroe.

"Batman è semplicemente una persona molto ricca che nutre una affinità per i pipistrelli e che, vestendosi come questi, esterna la sua insana pazzia impegnandosi in una lotta solitaria contro la criminalità di Gotham. Cosa c'è di davvero eroico in tutto ciò? [...] Davvero credete di poter sostenere che Batman rappresenti un bene per Gotham? Quel che intendo che nel suo universo il crimine è causato da
  1. Gente malvagia che semplicemente desidera vedere il mondo in fiamme 
  2. Persone stupide che diventano seguaci del male sotto forma di persone carismatiche che indossano i panni di uomini gatto/Joker/Pinguini - I criminali nel mondo di Batman sono terribili!" 
Le dichiarazioni di Green sono naturalmente pensate per creare reazioni, ma su una cosa non gli si può dare torto. Secondo lo scrittore, infatti, alla base delle attitudini criminali di molti dei fuorilegge di Gotham non ci sarebbe solo la volontà di perseguire un Male superiore, ma la necessità sancita dalla miseria e dalla disperazione che dilaga per le strade della città. Un uomo ricco, sostiene ancora Green, dovrebbe cercare di sconfiggere più queste piaghe che impegnarsi a combattere i criminali indossando i panni di un pipistrello umano. Quello che lo scrittore (forse) non sa (magari perché non sufficientemente ben narrato nelle pellicole dedicate al cavaliere oscuro) è che le Wayne Industries sono impegnate in numerosissime campagne di solidarietà e assistenza ai cittadini meno abbienti.

John Green


***

Batman
illustrazione di Greg Capullo


Chi, invece, nel mondo reale si è impegnato, con successo, in una campagna per far risparmiare soldi ai lettori è lo scrittore Scott Snyder. Lo scrittore che da ormai tre anni ininterrottamente è saldamente al comando della serie di Batman si è prodigato in un appello pubblico per chiedere alla DC Comics che non aumentasse da $ 3,99 a $ 4,99 il prezzo di copertina del mensile da lui sceneggiato.
Accogliendo le richieste dello scrittore (e dei moltissimi appassionati del cavaliere oscuro) la Casa Editrice ha per ora accantonato l'idea di chiedere un sacrificio economico ai lettori (una richiesta, tra l'altro, rischiosissima dal momento che Batman è da tre anni la serie mensile campione di vendite negli USA; un eventuale aumento avrebbe di sicuro scatenato una reazione a catena, che comunque non è da escludere - basti pensare al prezzo di 4,99 $ ad albo fissato per Axis, la miniserie-evento Marvel), spostandola più avanti nel tempo di qualche mese. E Snyder ha esultato così su twitter:

il tweet con cui Scott Snyder annuncia
la decisione della DC di non aumentare il prezzo
di copertina di Batman



mercoledì 15 ottobre 2014

MICHAEL KEATON: "NON HO MAI VISTO FINO ALLA FINE UNO DEI FILM DI BATMAN DI CHRISTOPHER NOLAN"


Michael Keaton nei panni di Batman


Nel 1992 nei cinema di tutto il mondo fu distribuito il primo (di una lunga serie) film di Batman dell'era moderna. Accantonati (ma solo in parte) gli effetti fumettosi dei celeberrimi telefilm camp con Adam West, la pellicola fu girata da Tim Burton. Il regista affidò il delicato ruolo di impersonare Bruce Wayne e il cavaliere oscuro a quello che, prima di Johnny Depp, era il suo attore "feticcio": Michael Keaton. Gli appassionati apprezzarono l'interpretazione gotica di Burton e, dopo l'iniziale scetticismo, amarono Michael Keaton; al punto che, ancora oggi, per molti fan quella di Keaton è la versione definitiva dell'uomo pipistrello.

Sarà per questo motivo che Michael Keaton si sente chiedere spessissimo, nonostante siano passati venti anni dalla sua interpretazione del cavaliere oscuro, cosa ne pensa della nuova trilogia realizzata da Christopher Nolan o di esprimere un suo giudizio su Ben Affleck e su come sarà la sua versione di Batman. Domande che gli saranno state rivolte fino alla noia, e forse per questo motivo Keaton, deludendo forse molti degli appassionati più fedeli, ha deciso di rispondere con chiarezza e senza troppe smancerie:

"Chris Nolan è bravissimo, ma non ho mai visto fino alla fine nessuno dei film di Batman da lui realizzati. So che sono dei buoni film. Ma non ho alcun interesse in quel genere di film. Insomma sempre più spesso mi sento chiedere 'Ben Affleck sarà adatto a quel ruolo?' La mia prima reazione è di chiedere innanzitutto perché una domanda del genere venga rivolta a me. In secondo luogo rispondo che con tutta probabilità sarà un Batman davvero ottimo. E concludo considerando che oggigiorno è tutto talmente organizzato che puoi avvertire uno strano senso di sicurezza. Una volta indossata una di quelle tute, sanno tutto quello che devono fare con te. Ai tempi era complicato, adesso lo è un po' di meno".

venerdì 10 ottobre 2014

LA MARVEL CHIUDE IL MENSILE DEI FANTASTICI QUATTRO (E CHIEDE AGLI AUTORI DI NON CREARE NUOVI PERSONAGGI PER LE SERIE I CUI DIRITTI CINEMATOGRAFICI APPARTENGONO AI FOX STUDIOS)?


La copertina del primo albo del rilancio All-New Marvel NOW!
firmato da James Robinson e Leonard Kirk


Qualche tempo fa, nel riportare e condividere alcune speculazioni fatte dal giornalista britannico Rich Johnston, vi anticipai la possibilità che la Marvel potesse chiudere in maniera definitiva (?) la serie dei Fantastici Quattro. All'epoca (ve ne parlai QUI) la - presunta - notizia fece indignare molti Veri Credenti e suscitò la reazione piccata di Tom Brevoort che invitò i lettori a non dar importanza alle voci che si rincorrevano sui siti "scandalistici". A dire il vero, la risposta di Brevoort a chi, su Formsping (il suo blog ospitato sulla piattaforma .tumblr), gli chiedeva eventuali conferme o smentite fu decisamente diplomatica; il Senior Vice-President of Publishing della Marvel, smentì l'immediata chiusura della serie, ma non si sbilanciò riguardo ciò che sarebbe potuto accadere solo pochi mesi più avanti (ecco cosa scrisse Brevoort: "Stiamo pubblicando Fantastic Four. Il prossimo mese pubblicheremo Fantastic Four. Tra un anno, supponendo che la serie continuerà a vendere bene, pubblicheremo Fantastic Four"). Adesso, a pochi mesi di distanza da quelle dichiarazioni, giunge dagli Stati Uniti la notizia che la testata dedicata al Fantastico Quartetto riprenderà la sua numerazione originale (quella iniziata nei lontani anni '60 e interrotta, di recente, con i rilanci targati Marvel Now! e All-New Marvel NOW!) solo per terminare la sua corsa con il numero 645.

A dare la notizia (ufficiale) questa volta è stata la stessa Marvel nel presentare le anticipazioni dei volumi che saranno distribuiti nei prossimi mesi nei Bookshop statunitensi. Sul catalogo di Hachette (distributore di varia) il paperback degli FQ in distribuzione a marzo 2015 è accompagnato da queste frasi:

"The end is Fourever! Assistete all'ultimo atto della prima famiglia dell'Universo Marvel! [...] Il volume raccoglie Fantastic Four #642-644 e il numero 645 di lunghezza tripla con il quale la serie si conclude!" 

Incalzato dai fan che gli rinfacciavano la smentita di qualche mese fa, Brevoort è tornato a rispondere alle domande dei lettori sul suo blog, questa volta senza pronunciare (digitare?) parole ma limitandosi a proporre un paio di immagini del passato (entrambe relative a ultimi numeri provvisori della serie ammiraglia dell'universo Marvel), con il chiaro intento di comunicare agli appassionati che anche in questo caso non si tratterà di una chiusura definitiva.

Fantastic Four 588

Fantastic Four 611

Tuttavia, in un periodo in cui l'editoria (non a fumetti) attraversa momento decisamente drammatico non ci sarebbe di che stupirsi se un mensile creato oltre cinquant'anni fa faticasse a stare al passo coi tempi e a incontrare i gusti delle nuove generazioni di  lettori. Ciò che fa, invece, indignare gli appassionati e gli osservatori più attenti è quella che secondo  molti sarebbe la vera motivazione che sembrerebbe aver convinto i vertici (non creativi) della Casa delle Idee a mettere in panchina la prima famiglia: danneggiare la gli Studios della Fox che detengono i diritti cinematografici di Reed Richards e soci.

Quando la Fox acquisì i diritti di Fantastici Quattro e X-Men, la Marvel era, infatti, in amministrazione controllata, e gli studios hollywoodiani riuscirono a spuntare un contratto economicamente molto vantaggioso con la possibilità di rinnovarlo (a condizioni immutate) semplicemente mettendo in produzione (a determinati intervalli temporali) nuove pellicole dedicate ai due gruppi di eroi. Una situazione alla quale la casa editrice e i Marvel Studios vorrebbero rimediare a tutti i costi, finanche depotenziando i personaggi (attraverso le loro controparti fumettistiche) in appalto ad altri. Una situazione paradossale, perché stando a quanto scrive Rich Johnston su Bleeding Cool, la volontà di boicottare i prodotti cinematografici dei Fox Studios passa anche attraverso il fermo divieto di realizzare disegni di personaggi legati al Quartetto per la celebrazione del 75° Anniversario della casa editrice (vedi foto in basso) e la mancata concessione di realizzare prodotti su licensing a Mondo (poster) e Diamond Select (Toys).


La lettera con cui si fa esplicito divieto di realizzare
disegni celebrativi di eroi Marvel dedicati a personaggi e
comprimari degli FQ

In questa casistica potrebbe, nonostante le smentite ufficiali, rientrare anche il repentino cambiamento della copertina variant realizzata da Zerocalcare per l'edizione italiana del numero di ottobre di Guardiani della Galassia (Panini Comics) che ha visto la sostituzione di Galactus con un Celestiale.

A sinistra la copertina di Guardiani della Galassia #14 prima che l'autore
decidesse di sostituire Galactus con il Celestiale (a destra) per
"un desiderio
di maggiore coerenza con l'universo di riferimento dei Guardiani della Galassia" 

(dichiarazione rilasciata al sito Manga Forever)


Verrebbe spontaneo chiedersi perché un trattamento così penalizzate sarebbe inflitto solo agli FQ e al loro mondo, e non anche all'x-verse. Con tutta probabilità il fatturato complessivo delle vendite dell'universo mutante rappresenta un utile irrinunciabile per la casa editrice che, però, non le ha impedito di imporre alcune limitazioni. Alcune dichiarazioni rilasciate di recente da Chris Claremont (scrittore di Nightcrawler) nel corso di una intervista pubblicata in podcast dal sito Nerdist forniscono delle conferme in tal senso. Parlando del proprio lavoro e della creazione di nuovi personaggi, lo scrittore ha dichiarato: "Combat Cow non è un mutante. Perché se lo fosse scoppierebbe una guerra tra una casa editrice e una compagnia cinematografica per sancire chi sarebbe il possessore dei diritti (risate). [...] Devo dirvi con onestà che da quello che ho capito al momento nel dipartimento X vige il divieto di creare nuovi mutanti e questo perché la proprietà cinematografica di tutti i nuovi personaggi sarebbe della Fox. [...] Nel futuro prossimo non ci sarà merchandising collegato agli X-Men, che senso avrebbe promuovere le produzioni della Fox?"

A onor del vero, incalzato dalle richieste dei suoi followers, Tom Brevoort ha risposto anche alle esternazioni di Claremont. Brevoort dapprima fa, infatti, notare che sulle collane sceneggiate da Bendis e Aaron sono stati introdotti molti nuovi mutanti, e poi ha sottolineato: "Se non avessimo voluto introdurre nuovi personaggi nelle X-Serie, perché avremmo dovuto realizzare un crossover che come risultato ha fatto spuntare tanti nuovi mutanti in ogni angolo del mondo? Rifletti! McFly, rifletti!"

mercoledì 8 ottobre 2014

LA MARVEL LANCIA UNA MS. MARVEL MUSULMANA: ECCO LA REAZIONE DELLE DONNE PAKISTANE


Ms. Marvel
copertina del secondo numero della
serie USA


La collana Gli Incredibili Avengers (pubblicata, ovviamente, dalla Panini Comics) ha molteplici motivi per rappresentare un appuntamento fisso mensile anche per il lettore Marvel meno facilmente eccitabile, e con l'avvento, a partire dal numero 17 della serie portabandiera del Marvel NOW!, questi potrebbero essere addirittura aumentati. Oltre al ritorno del bravissimo disegnatore iberico Daniel Acuña al fianco di Rick Remender a impreziosire l'aspetto grafico della testata dedicata al gruppo Unione dei Vendicatori e all'inizio di un nuovo ciclo narrativo che pone le basi sulle ceneri (è proprio il caso di dirlo) di quello conclusosi il mese precedente, sulla testata fanno il loro esordio due nuove serie: Avengers Undercover e Miss Marvel. Se sulla prima, nonostante l'effimera durata, c'è poco da dire, dal momento che si tratta a tutti gli effetti del secondo ciclo narrativo della serie intitolata Avengers Arena, di cui conserva (alcuni) protagonisti e ottimo team creativo (Dennis Hopeless e Kev Walker), molte parole sono state spese sulla serie dedicata alla nuova eroina pronta a indossare i panni di Miss Marvel.

La serie, lanciata circa un anno fa nel corso dell'All-New Marvel NOW!, non mancò di suscitare polemiche (ve ne parlai QUI). La protagonista, infatti, non è solo una adolescente come tante, ma è una ragazzina di origini pakistane e di fede musulmana. Per trattare con serietà e rispetto il credo religioso della protagonista, la Marvel si è affidata alla scrittrice G. Willow Wilson e all'editor Sana Amanat, entrambi statunitensi di religione musulmana. La serie, carina e divertente da leggere, non ha scalato la classifica di vendite (pur conseguendo vendite dignitose), ma ha saputo ritagliarsi un cantuccio nel cuore degli amanti del fumetto.

Sana Amanat, editor Marvel responsabile della serie
Ma che reazioni ha suscitato la serie in Pakistan, il paese, cioè, di cui è originaria (nella realtà fittizia del Marvel Universe) Kamala Khan, alter ego della nuova Miss Marvel? Questa sembra essere la domanda che si è posta la giornalista Shehryar Warraich quando ha deciso di far leggere il nuovo mensile della Marvel  ad alcune donne Pakistane. Il responso di questo "sondaggio" è stato pubblicato sul sito web della United Press International, e il risultato è stato abbastanza sorprendente. Sebbene le reazioni siano state in buona parte positive, non tutte le donne interpellate sono state entusiaste dell'iniziativa.

Alcune delle persone interpellate hanno dichiarato che la serie può rappresentate una buona occasione per gettare una luce diversa sul popolo pakistano, generalmente trattato con sommaria sufficienza e accusato di trattamento brutale delle donne, di estremismo religioso e di terrorismo. "Sono molto interessata in una serie con protagonista una ragazzina musulmana che diventa una super-eroina e intenta a dover barcamenarsi tra i valori di una famiglia tradizionale e una cultura più avanzata come quella americana" ha dichiarato Arif, una ragazza che per un semestre ha studiato negli USA. "Attraverso un personaggio come Kamala Khan sarà fornita una immagine positiva del Pakistan. Sono convinta che grazie a Kamala sarà rappresentato il vero ritratto delle famiglie Musulmane che vivono negli USA. Inoltre, le ragazze si trovano spesso a dover affrontare le stesse problematiche con cui si trova a che fare Kamala nelle sue storie". Anum Kazmi, speaker radiofonica, ha dichiarato: "L'impatto positivo prodotto da Miss Marvel, darà alle ragazze pakistane la consapevolezza che esse hanno un ruolo importante da giocare nel processo di miglioramento della società". 


Aamir e Kamala Kahn in
una deliziosa vignetta illustrata da Adrian Alphona

"Kamala Khan aiuterà le madri ad aver fede nelle loro figlie e nel ruolo importante, al pari di quello ricoperto dei loro figli, che esse avranno nel costruire il futuro" è sostiene la giornalista Ruby Razzaq, che aggiunge, inoltre, che la ragazzina di carta avrà un ruolo fondamentale nell'evoluzione delle donne in Pakistan.

Mobarak Haider, uno scrittore pakistano che vive negli USA (autore del libro "Talebani: la punta di un sacro Iceberg", libro dedicato al fondamentalismo islamico), è stato molto ben impressionato dall'iniziativa della Marvel: "I Pakistani saranno davvero orgogliosi nel vedere una ragazzina del popolo che aiuta la gente e ricopre un ruolo positivo. Kamala Khan non solo sta rappresentando i suoi compatrioti, ma tutti i Musulmani. Il personaggio potrebbe avere un enorme impatto sulle famiglie Musulmane che vivono negli USA. L'idea potrebbe indurre i genitori a comprendere che dando fiducia alle loro ragazze, queste potrebbero contribuire a costruire un futuro favoloso".

Ancora una bella sequenza disegnata da Adrian Alphona
su Ms. Marvel 2

Naturalmente non tutti sono eccitati all'idea di una ragazzina in costume da Super-Eroina. Alcune donne, a esempio, liquidano l'iniziativa come un modo per screditare la società pakistana. "Non è realistico che una ragazza diventi una super-eroina" ha testimoniato Saman Iqbal, casalinga, e poi ha aggiunto "e neanche il costume indossato da Kamala, rappresenta la nostra cultura Musulmana. Non mi aspetto che Kamala Khan possa rappresentare l'immagine della nostra nazione. Sono più che convinta che dietro questa idea ci sia una cospirazione, sia per screditare i valori delle nostre famiglie che per danneggiare la nostra religione". Hina Gurlaiz, dentista con parenti acquisiti statunitensi, ritiene che la nuova Miss Marvel possa in qualche modo creare problemi a quelle famiglie Musulmane che tentano di vivere secondo i precetti della loro religione: "Visito spesso gli Stati Uniti e sono certa che se il personaggio di Kamala Khan danneggerà i nostri valori, non verrà comunque accettato. Noi non vogliamo che le nostre ragazze siano così aperte al mondo, perché questa apertura contrasta con la nostra religione e con i nostri valori". Amjad Saleem, proprietario della Saanih Publications, casa editrice specializzata nella pubblicazione di romanzi, poesie e libri di filosofia Musulmana, prevede che i ragazzi correranno a comprare il fumetto dedicato a Kamala. "Kamala sarà la voce della città, così come lo è stata Malala Yousafzai (riferendosi alla nota ragazzina pakistana, protagonista di una battaglia per andare a scuola). La gente comprerà questa serie per via dell'idea inusuale. I lettori saranno ragazzi, sia progressisti che conservatori".

1
Nei cinema Pakistani sta per fare il suo esordio (o almeno stava per farlo al tempo in cui questo articolo è stato originariamente pubblicato) il primo film di super-eroi interamente realizzato nel paese. Il regista e produttore Amir Sajjad, originario di Karachi, è molto eccitato dall'idea che la Marvel abbia realizzato un personaggio di origini pakistane, e dichiara di sperare davvero che il personaggio non danneggi i valori dei Mussulmani e i costumi di coloro che vivono negli States. "La nuova Ms. Marvel sarà anche un prodotto da vendere. In Pakistan abbiamo circa 6/7 milioni di frequentatori abituali dei cinema, e spero che il Pakistan si possa appassionare vedendo un personaggio come Kamala Khan a rappresentarli a livello internazionale. Sono davvero elettrizzato all'idea di una supereroina Musulmana Pakistana". E' della stessa idea Syed Noor, regista che sta per girare un film dedicato a un supereroe: "L'eventuale successo di Ms. Marvel ci aiuterà ad avere altri eroi femminili".



Il primo team-up della nuova Miss Marvel?

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