mercoledì 6 luglio 2016

USA: ESPN MAGAZINE METTE A NUDO GLI EROI MARVEL


She-Hulk
illustrazione di Frank Cho



La copertina dello Speciale
ESPN The body Issue
illustrazione di Jimmy Cheung


La rivista statunitense ESPN The Magazine ci proporrà una visione davvero inedita dei classici eroi Marvel, anzi diciamo che li metterà decisamente... a nudo! Nello speciale numero estivo dedicato al benessere fisico (in uscita a giorni), infatti, la rivista sportiva dedicherà ampio spazio ai super-eroi e alla loro perfetta forma fisica; un modo come un altro, dunque, per esaltare la perfezione del corpo umano. Per fornire questa visione degli eroi della casa delle idee sono stati reclutati alcuni dei più talentuosi autori in forza all'editore che hanno fornito la loro versione degli eroi con molto realismo e un pizzico di ironia.

"Per un disegnatore di fumetti rappresentare l'anatomia del corpo umano è un lavoro ordinario" ha dichiarato Sara Pichelli "ma qui si tratta di celebrare la massima espressione delle forme e dei muscoli umani. Creare corpi che siano credibili, potenti e allo stesso tempo armonici rappresenta sempre una sfida"

"Quando un disegnatore deve immaginare il fisico ideale, deve pur cominciare da qualcosa" aggiunge Axel Alonso "ci si ispira agli atleti professionisti, i cui corpi sono strumenti perfettamente calibrati, in fin dei conti sono la cosa più vicina ai Super-Eroi del mondo reale.L'inserto dedicato agli eroi Marvel è la celebrazione da parte dei più rappresentativi super-eroi del mondo degli atleti che li hanno ispirati".


Ant-Man
illustrazione di Greg land

Capitan Marvel
illustrazione di Sara Pichelli
 
Daredevil
Illustrazione di Alex Maleev

Medusa
illustrazione di Emanuela Lupacchino

Luke Cage
illustrazione di Leinil Francis Yu

Tony Stark
illustrazione di Mike Deodato Jr.

Danny Rand aka Iron Fist
Illustrazione di Russel Dauterman


A

giovedì 30 giugno 2016

BEPI VIGNA PARLA DI NATHAN NEVER ANNO ZERO: "TUTTO QUELLO CHE SAPPIAMO SU NATHAN POTREBBE ESSERE DIFFERENTE DA COME CE LO SIAMO SEMPRE IMMAGINATO"



Bepi Vigna parla in esclusiva di Nathan Never Anno Zero e del
venticinquesimo anniversario dell'Agente Speciale Alfa


Giugno 1991, attesissimo da migliaia di lettori debutta il primo numero di Nathan Never, prima serie mensile fantascientifica pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore, creata da tre giovani, ma già molto apprezzati dal pubblico grazie al loro contributo su serie come Martin Mystere e Dylan Dog, autori sardi: Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna. Venticinque anni dopo il mondo (e non solo quello del fumetto) è cambiato radicalmente, ma l'agente speciale Alfa è sempre impegnatissimo nella sua lotta contro il male, e sebbene con qualche acciacco festeggia un traguardo eccezionale. Per l'occasione la casa editrice ha varato (e continuerà a riservarci sorprese nel prossimo futuro), una serie di progetti speciali. Il primo  tra questi è il lancio di una miniserie di sei numeri intitolata Nathan Never Anno Zero, sulle cui pagine Bepi Vigna e Roberto De Angelis esploreranno il passato dell'eroe portando alla luce particolari inediti e "dimenticati" che avranno effetti anche sul suo futuro. Un vero e proprio evento, dunque, di cui ho parlato con Vigna, sceneggiatore della miniserie.

Roberto De Angelis e Bepi Vigna firmano
copie di Nathan Never #300

Di quanto tempo e quante chiacchierate avete avuto bisogno tu, Michele Medda e Antonio Serra per dare un volto, una storie e un background al personaggio affinché debuttasse così come abbiamo imparato a conoscerlo nel 1991? 

Nathan Never 1
copertina di Claudio Castellini
che segna l'esordio in edicola
del personaggio di Medda, Serra & Vigna
Il processo creativo di Nathan Never è stato abbastanza articolato e lungo, ha richiesto almeno un anno di chiacchierate e riflessioni, prima che nel 1989 diventasse un progetto. Eravamo coscienti che occorresse proporre all’editore qualcosa che, seppure nuovo, non fosse distante dallo spirito delle altre testate; quindi un fumetto d’avventura, con dei meccanismi narrativi che facilitassero la serializzazione, con un personaggio forte e dei comprimari ben caratterizzati. Poiché in quel momento la Bonelli non aveva una serie di fantascienza, ci siamo orientati su quel genere, ma evitando la space-opera, che ci sembrava troppo abusata. Il riferimento al tipo di ambientazione alla Balde Runner è venuto quasi spontaneo. Volevamo fare un fumetto che fosse il riflesso (per quanto esasperato e deformato) del mondo contemporaneo.

Quanto c’era di te nel Nathan delle origini e quanto c’è di te in quello odierno? 

Di ogni autore, Nathan porta con sé qualche aspetto caratteriale e anche qualche piccola mania. E siccome io Antonio e Michele siamo persone molto diverse, con differenti gusti e idee e soprattutto ognuno con una sua particolare “visione della vita”, alla fine il risultato è stato un personaggio sfaccettato, complesso, con qualche contraddizione… e forse per questo anche più vero. Nathan ha qualcosa di ogni suo autore. 

Nathan Never è stato creato da un gruppo di amici molto affiatati, ma nel corso di questi anni è stato scritto e raccontato da molti autori diversi. Come ci si rapporta al contributo e alle evoluzioni apportate da altri? 

Avere dei collaboratori è stata una necessità dovuta al fatto che le testate e si sono moltiplicate e tre sceneggiatori non potevano far fronte alla mole di lavoro necessaria per fare uscire Almanacchi, Speciali e i vari spin-off. Posto che un controllo e approvazione da parte degli autori sulle varie story-line c’è sempre stato, con gli altri sceneggiatori Nathan ha preso spesso strade avventurose che, qualche volta, sono parse lontane dalla nostra iniziale concezione della serie: in certi periodi c’è stata una prevalenza dell’azione sulla storia, per esempio, o penso ad alcune svolte verso il fantasy. Questo, però, ha permesso di soddisfare le esigenze di un pubblico eterogeneo e ha dato anche vitalità alla serie. Ora è arrivato il momento di tornare un po’ alle origini, sistemando anche tutte quelle apparenti piccole sfasature nella continuity del personaggio: apparenti, perché in realtà (e per fortuna) c’è un “grande disegno” che ci permette di mantenere delle linee logiche ben precise. 

Il vostro progetto di una serie di fantascienza moderna e attuale ha avuto l’innegabile merito di convincere Sergio Bonelli a lanciare la sua prima serie mensile sci-fi, contribuendo con Dylan Dog a rilanciare e differenziare tematiche e ambientazioni delle serie proposte da lì in poi dalla casa editrice. Dopo venticinque anni, naturalmente, quella spinta propulsiva dettata dalla novità e dalla volontà di innovare si è affievolita. Cosa bisogna fare, secondo te, per rilanciare Nathan e sottoporlo all’attenzione di un pubblico più giovane e distratto? 

Siamo più che mai convinti che Nathan Never come personaggio abbia un incredibile potenziale narrativo che possa funzionare anche con pubblico di generazioni differenti. Si tratta di farlo conoscere a quei lettori che negli anni Novanta non l’hanno incontrato, perché non erano ancora nati o perché erano troppo giovani. Allo stesso tempo vogliamo che i vecchi lettori continuino a riconoscersi nel personaggio. L’operazione Anno Zero, che racconta, da una prospettiva differente e con molti retroscena inediti e sconvolgenti, ciò che accadde a Nathan quando diventò un agente speciale, va proprio in questa direzione. Il tono delle storie è un po’ differente da quello della serie generale, più cupo e duro. 

John Byrne nell’apportare la sua cura autoriale alle collane che gli venivano affidate applicava una ricetta da lui stesso chiamata “back to the basics”, un rilancio che passava attraverso il ritorno alle origini dei personaggi. Nathan NeverAnno Zero rappresenta un modo per tornare alle origini del vostro eroe? 
Nathan Never Anno Zero 1
copertina di Roberto DeAngelis per
la speciale edizione da Fumetteria

E’ esattamente questo, d’altra parte, nell’ideare la miniserie, io ho tenuto ben presente il lavoro fatto a suo tempo da Byrne con Superman. Ma in Anno Zero c’è anche qualcosa in più: ridefiniremo i contorni della serie, coinvolgendo anche i lettori, che diventeranno parte attiva dell’avventura che stanno leggendo e, una volta arrivati alla fine dei sei episodi, si renderanno contro di essere entrati in un gioco narrativo molto particolare, che li coinvolgerà così come coinvolge Nathan. Insomma: tutto quello che sappiamo su Nathan potrebbe essere differente da come ce lo siamo sempre immaginato. Ma attenzione, nessuno dovrebbe restare deluso, né i vecchi né i nuovi lettori. 

Dal mio punto di vista di lettore della prima ora, Nathan Never Anno Zero è stata una splendida possibilità di ritrovare un vecchio amico, ambientazioni e personaggi ormai dimenticati e collegamenti inediti. Una lettura piacevolissima di cui, ammetto, di non vedere l’ora di continuare la lettura. Questa miniserie come influenzerà, se lo farà, le storie attuali del personaggio? 

Le miniserie sono quasi un lavoro autoriale, con uno sceneggiatore e un disegnatore che lavorano con grande autonomia a un’unica corposa storia divisa in sei episodi. Nel pensare gli sfondi, con Roberto De Angelis abbiamo cercato di tener contro della vecchia e della nuova immagine della Città, un lavoro di stratificazione per arrivare a uno scenario originale, che da un lato il lettore possa riconoscere, ma che in realtà non ha mai visto prima. Non so come Anno Zero e le altre due miniserie in programma, influenzeranno il futuro della serie regolare di Nathan Never. Bisogna vedere come andranno le vendite, quale sarà la risposta dei lettori. A me e Roberto sono venute delle idee, ma è presto per parlarne. 

Narrare e riordinare le origini di Nathan è anche un modo per riappropriarsi del personaggio?

Nel mio caso assolutamente sì. Mi interessava ritornare al Nathan che piaceva a me, molto simile a quello dei primissimi numeri, ma proponendo delle situazioni narrative più adeguate ai tempi e che tenessero conto anche di tutto ciò che i lettori ormai hanno assimilato del personaggio. Volevo fare una storia corposa, più matura di quelle che solitamente finiscono sulla serie regolare. Come in tutte le mie sceneggiature, cerco sempre di creare impianti avventurosi e fantastici che abbiano un rimando alla realtà, che possano prestarsi anche a una lettura allegorica, con situazioni narrative che possano anche costituire una metafora del presente e prestarsi a una lettura su diversi livelli. 

Cosa altro dobbiamo aspettarci dalle celebrazioni di questo anniversario? Leggeremo anche il contributo di Michele Medda e Anto
nio Serra? A che punto sono le loro miniserie? Ci puoi rivelare qualcosa in proposito? 

Nathan Never Anno Zero 2
ancora una suggestiva variant da fumetteria
firmata Roberto DeAngelis
 
Abbiamo deciso di lavorare alle miniserie in totale autonomia ed evitare di condizionarci reciprocamente. So che la miniserie di Michele è a buon punto, so meno di quella di Antonio. Non posso fare nessuna anticipazione, perché le miniserie nascono con l’idea di riuscire a stupire i lettori, quindi sarebbe controproducente rivelare qualcosa. 

Se ti venisse chiesto di creare un altro personaggio per una nuova serie popolare, che genere ti piacerebbe scrivere e che caratteristiche avrebbe il tuo eroe? 

Ho nel cassetto diversi progetti e credo che in tutti vi si possa ritrovare lo sforzo di tentare di interpretare i nostri tempi, perché viviamo un momento storico di grandi cambiamenti, dove vengono a mancare i punti di riferimento. La stessa narrazione sta mutando nelle strutture narrative e negli archetipi di riferimento, influenzata da videogames, internet, serie Tv. Sono convinto che nel futuro i temi del confronto con la diversità (intesa in ogni sua accezione) sarà una delle costanti della narrazione. Il fumetto ha un vantaggio su molti altri mezzi di comunicazione, nasce come una forma espressiva trans-mediale e quindi può adattarsi meglio di altri media alla complessità del mondo contemporaneo.   


giovedì 23 giugno 2016

MARK MILLAR ESORTA GLI AUTORI INDIPENDENTI: "DATE SFOGO ALLA CREATIVITÀ PER PROMUOVERE LE VOSTRE OPERE" E SVELA QUALCHE TRUCCO


La pubblicità è l'anima del commercio, ma come comportarsi se non si hanno
fondi sufficienti per pagare un Ufficio Marketing? Mark Millar ha una sua idea e ce la racconta


In un mercato affollato di proposte editoriali come quello d'oltreoceano, come fare a dare visibilità al proprio lavoro, soprattutto se non si collabora con Marvel o DC Comics? A indicare la strada da percorrere ad autori vecchi e nuovi, ci pensa Mark Millar. Lo scrittore scozzese, attraverso un post pubblicato sulla sua message board, fornisce la sua personalissima e - visti i risultati - efficace ricetta.

"Non c'è nulla di cui vergognarsi nel fatto che ci siano persone che comprano le vostre serie. Non c'è alcuna dignità nel perdere soldi. In qualità di professionisti del mondo del fumetto voi dovete impegnarvi affinché siate sempre più occupati in questo campo e sempre meno negli altri settori, pur mantenendo un tetto sopra le vostre teste. Ogni settimana vengono pubblicati, senza esagerare, centinaia e centinaia di nuovi fumetti che si trovano a competere con il vostro per un posto sugli espositori, e se non lavorate per le Big Two è davvero facile correre il rischio di essere ignorati. Dunque il marketing è essenziale, e se non avete a disposizione un apposito dipartimento che se ne occupi, allora avrete bisogno di attingere alla vostra creatività e occuparvene voi in prima persona. Se date un occhiata al lancio fatto per Kick-Ass potrete rendervi conto del fenomeno virale che abbiamo creato per indurre la gente a parlarne...



"Anche l'immagine falsa che abbiamo diffuso per il lancio di Nemesis ci ha fatto ottenere parecchia visibilità...

Fotomontaggio di Times Square che mostra un cartellone pubblicitario per il
lancio di Nemesis
Visibilità ottenuta anche nel caso di quest'altro foto ritocco (con ancora protagonista il presidente Obama)

Altro fake realizzato per il lancio di Superior

"La cosa bella è che non solo ottieni visibilità al momento in cui lanci per la prima volta la notizia, ma in genere affinché la gag sia completamente rivelata occorre che trascorrano almeno ventiquattro ore, se ne parla almeno due volte e il tutto a costo zero. Se la vostra carriera decolla allora potrete, si spera, ottenere l'attenzione delle case editrici mainstream e la possibilità di vendere i diritti cinematografici delle vostre creazioni, tutti fattori che contribuiscono alla visibilità del vostro lavoro (considerate che l'interesse dei mezzi di comunicazione mainstream è la cosa migliore che potrete attenere per incrementare le vendite dei vostri fumetti). Nel frattempo divertitevi con queste trovate e considerate che ogni persona che giudicherà oltraggiose le vostre trovate pubblicitarie sta contribuendo, in buona sostanza, a pubblicizzare la vostra serie"
E bisogna riconoscere che, nel corso di questi anni, a Mark Millar davvero non sono mancate le idee originali per pubblicizzare le sue creazioni.

Il protagonista di Wanted, con le stesse fattezze
del rapper Eminem


Come quella volta che lo scrittore, nel presentare Wanted scrisse sul suo  sito "sarà una miniserie in sei parti pubblicata da una casa editrice a sorpresa (non la Marvel) per la fine dell'anno. Il disegnatore è uno dei nomi più di spicco dell'industria del fumetto e no, non ci ho mai lavorato assieme, ma voi lo amate. E' la cosa più cattiva, crudele che abbia mai scritto [...]. Dategli un'occhiata in Luglio e seguite Eminem..."
Una frase sibillina (in fin dei conti, il protagonista di Wanted ha i lineamenti plasmati su quelli del rapper) che trasse d'inganno numerose redazioni giornalistiche, da quella del Sunday Times fino a quella di MTV, che lanciarono la notizia della partecipazione di Eminem al film (allora ancora presunto) tratto dal fumetto.

Senza tralasciare il video dell'anziana signora che dichiara tutto il suo amore per Starlight



La storia del falso tour promozionale fatto in Arkansas e Kentuky che avrebbe ispirato l'autore per raccontare, attraverso le pagine di MPH, un'America mai vista sulle pagine dei fumetti (QUI trovate la storia).

O ancora  la notizia dell'enigmatica attrice al lavoro sul (per ora non confermato) film di Empress.
Millar, furbescamente, ha ingaggiato una ragazza che ricorda Gal Gadot (l'attrice che ha impersonato Wonder Woman nel recente Batman Vs. Superman).

Enigmatica attrice che afferma di essere al lavoro
su Empress

Nel frattempo, va sottolineato, Millar non è di certo inoperoso.

Poche settimane fa ha annunciato Reborn, realizzata con Greg Capullo - che ha preferito il progetto di Millar a Batman.

Reborn


A gennaio 2017, infatti lo scrittore tornerà a fare coppia con John Romita Jr. per il lancio della nuovissima Kick-Ass.

copertina del primo albo della
nuova serie dedicata alla All-New All-Different
Kick-Ass

In occasione dell'annuncio del lancio di una nuova Kick-Ass, Millar ha dichiarato ai microfoni dell'Hollywood Reporter che si tratterà di una storia ambientata in una città diversa, che ci sarà un nuovo cast di comprimari e che assisteremo alle conseguenze di ciò che ha rappresentato l'esperienza del Kick-Ass originale nel Millarverse. Per l'occasione quella di Kick-Ass diventerà, anziché una serie di miniserie, una vera e propria serie regolare che sarà comunque strutturata per archi narrativi nei quali "pressappoco ogni quattro albi ci saranno persone differenti a indossare la maschera. Alle volte dureranno anche solo un singolo albo".

Sempre a Gennaio sarà lanciata anche la serie regolare di Hit-Girl affidata a Daniel Way (sceneggiatore Marvel noto per i suoi cicli su Wolverine: Origins e Deadpool) e Rafael Albunquerque (American Vampire, Ei8ht). L'ingaggio di autori per metterli al lavoro sulle proprie creazioni è una notizia davvero inedita, sintomo della trasformazione del Millarworld in una vera e propria piccola etichetta indipendente. Anzi, neanche tanto piccola dal momento che Millar ha dichiarato di pagare Albunquerque 10 mila dollari ad albo, più le royalties.

Hit-Girl di Rafael Albunquerque

martedì 21 giugno 2016

ED BRUBAKER: LAVORO SU PROGETTI CREATOR OWNED PER SENTIRMI DAVVERO LIBERO DI ESPRIMERMI

In una intervista esclusiva, rilasciata all'house organ magazine Image+,
Ed Brubaker presenta la nuova serie realizzata in coppia con Sean Phillips:
Kill or be killed.


Annunciata nel corso dell'ultima Image Expo, si avvicina il debutto di Kill of be killed, nuova serie creata dalla (inseparabile) coppia formata da Ed Brubaker e Sean Phillips (senza tralasciare la bravissima colorita Elisabeth Breitweiser ormai a pieno titolo - e merito - parte integrante del team creativo).
Ed Brubaker

Incentrata sulle (dis)avventure di un uomo comune che si trova suo malgrado a fare il vigilante è lo stesso Brubaker a presentare la nuova serie sulle pagine della rivista Image+, nuovo house organ magazine ufficiale della casa editrice.


Potresti raccontarci in generale quale sarà la direzione narrativa di Kill or be Killed? 
Kill or be Killed è il nostro approccio al genere del vigilante, un approccio che ci auguriamo possa risultare diverso da quello che la gente si aspetta da questo genere. NON tratterà di una persona i cui genitori - né tanto meno la  moglie o i figli - sono stati assassinati dalla malavita e che, dunque, come conseguenza deciderà di vendicarsi. No, non racconta la storia di un eroe... riguarda una persona più o meno normale che viene scaraventato in una situazione che a malapena comprende - una situazione nella quale, per ragioni che non voglio rivelarvi, viene scaraventato e per la quale è obbligato a uccidere dei criminali. E la serie racconta di come lui si adatti a questa situazione e di come impara a diventare un assassino e a sopravvivere. 
Ma ancor più di questo, riguarda la risposta a questo interrogativo: "se dovessi essere obbligato a uccidere un criminale, chi sceglieresti?" ovvero, c'è qualcuno la cui morte provocherebbe un impatto positivo sulla società? Quanto è arduo trovare qualcuno che davvero meriti di morire? E l'uccisione di queste persone che conseguenze provocherebbero, sia dal punto di vista fisico che mentale, su di noi? Sareste in grado di nascondere questa parte di voi alle persone che amate? 
Poco fa hai detto che per Kill or be killed vorresti avere un approccio diverso, intendi anche quello inerente lo storytelling e il tipo di narrazione, in stile romanzo, adottato per le tue opere precedenti? Stai pensando a un ritorno a una forma di narrazione più tradizionale?
Credo che la struttura di Kill or be killed sia altrettanto ambiziosa di quella adottata per The Fade Out, ma è più pulp, concepita proprio per essere serializzata mensilmente su una serie a fumetti. L'idea alla base è come una pietra lanciata al centro di un lago - cosa accade a questa persona quando inizia a indossare una maschera e a uccidere della gente? E partendo da questo spunto ci sono così tante onde da esplorare. 
Sean Phillips

Trovo che mi sia mancoto il lavorare su una serie il cui finale non sia stato deciso, quel tipo di narrazione che vedete su serie come Invincible, The Walking Dead o Saga. Non ho lavorato a niente di simile sin da quando mi sono occupato di Capitan America e Daredevil. Qualcosa del tipo: "oh, e adesso cosa succederà?". Ecco mi manca questo tipo di approccio. Ma volevo trovare un modo per raccontare questo tipo di storie in una maniera differente, non volevo che si trattasse della storia di un eroe, ma più qualcosa come una analisi approfondita dell'intero concetto di essere un vigilante. Qualcosa di diversamente ambizioso, che mi permetterà di scrivere cose nuove. 


un assaggio da Kill of be killed


Ed Brubaker ha recentemente inaugurato anche una sua personale mailing list. Nella prima e-mail spedita ai suoi lettori, lo scrittore ha parlato anche di Capitan America, del suo attuale sentimento provato nei confronti delle Big Two e del suo lavoro su progetti creator owned.

"Amo i fumetti supereroici e seguo i personaggi, credetemi. E adoro quando vedo persone che si vestono come il Soldato d'Inverno o che spedisco contributi ma avverto come se troppi lettori si sentissero costretti a comprare fumetti pubblicati da Marvel e DC, come se si trattasse di aderire a un programma governativo o a un qualcosa del genere. Non è così. Ci sono moltissime serie i cui disegni sono realizzati ogni mese dallo stesso disegnatore, sulle cui pagine non vengono pubblicate storie riempitivo, non c'è bisogno di reboot o di interventi di retcon. Infatti, gran parte degli autori che avete imparato ad amare per le loro opere realizzate con la Marvel o la DC stanno facendo del loro meglio al di fuori di queste case editrici - Southern Bastards e The Goddmned di Jason Aaron sono due dei miei fumetti preferiti, Kieron (Gillen) e Jamie (McElvie) hanno realizzato un grande ciclo su gli Young Avengers, ma Wicked + Divine è senza filtri. Non devo certo parlarvi io di Saga e Bitch Planet e Sex Criminals. Tutte opere realizzare da autori che si sono imposti alla Marvel o alla DC e che adesso sono felicissimi di lavorare su serie di cui hanno il totale controllo. Sappiate che ho aperto questa mailing list per discutere dei fumetti che sto realizzando adesso. Ma dopo aver trascorso una intera giornata a rispondere a persone che mi chiedono cosa ne penso di un fumetto di cui non mi occupo e con il quale non ho nulla a che fare, mi sono ricordato del perché sono così felice di non far più parte di quel mondo. La gente mi chiede continuamente perché non torno a scrivere per la Marvel, come se ci fosse qualcosa di oscuro che mi impedisse di farlo, si è trattata invece solo di una decisione presa a fuoco lento, stanco come ero di eventi infiniti e di trucchi e reboot." 

01

giovedì 16 giugno 2016

MADONNA CRAZY FOR... DOCTOR STRANGE!



Grazie al film con Benedict Cumberbatch il Dottor Strange si appresta
a diventare uno dei personaggi più noti della Marvel.
(illustrazioni di Chris Bachalo)


Grazie al film interpretato da Benedict Cumberbatch il Doctor Strange si candida a diventare un personaggio molto noto tra quelli appartenenti all'universo Marvel cinematografico, un destino strano (di nome e di fatto...) per un eroe che, pur essendo stato creato da Steve Ditko (un nome che non ha bisogno di alcuna ulteriore presentazione) e spesso affidato ad autori tra i preferiti dai Marvel fan, è sempre stato di contorno all'interno del Marvel Universe.

Proprio per questo motivo colpisce molto questa foto scattata tra la fine del 1980 e l'inizio dell'81, in cui una ancora non famosa Miss Veronica Ciccone, meglio nota come Madonna, bacia un albo del Dottore (per la precisione il numero 45).

1981 - Madonna bacia un albo del Doctor Strange

Purtroppo non si sa nulla sul perché (né in che occasione) lo scatto sia stato effettuato, ma è evidente che Madonna ancora una volta mostra di vedere lontano!

mercoledì 15 giugno 2016

LO STRANO CASO DELLA LETTERA DI DIMISSIONI DI DAVE COCKRUM: SPEDITA IN REDAZIONE E... FINITA SULLE PAGINE DI IRON MAN!



Lo strano caso della lettera di dimissioni di Dave Cockrum...
spedita in redazione e finita sulle pagine di Iron Man!

Nell'illustrazione: Chris Claremont, Len Wein e Dave Cockrum ritratti da
Marie Severin per una vignetta realizzata per la fanzine FOOM (1975) intitolata:
"quello che i fan vorrebbero fare agli autori per aver distrutto la loro serie preferita!"



Tra gli artisti che maggiormente hanno legato il proprio nome a una stagione storica, e forse irripetibile, della Marvel spicca, di certo, quello di Dave Cockrum. Artista dal tratto preciso e dalla fantasia sfrenata, legato soprattutto alla seconda, fortunatissima, generazione di X-Men, Cockrum è stato protagonista suo malgrado di un episodio, nascosto tra le pagine delle storie a fumetti pubblicate dalla Casa delle Idee; un episodio davvero singolare che vale la pena raccontare.

Nel 1979 l'artista diede le sue dimissioni e lasciò la Marvel, lo fece per iscritto comunicando la notizia attraverso una lettera. Un tipo di corrispondenza che in genere resta privato. Ma questo non fu il caso della lettera di Cockrum. Il testo della sua missiva fu infatti utilizzato da David Michelinie e Bob Layton sulle pagine di The Invincible Iron Man 127; Albo sul quale deflagrò la saga dell'alcoolismo di Tony Stark (storia mitica, che ha caratterizzato, e continua a farlo tutt'oggi, il personaggio in maniera indelebile) e sulle cui pagine, in seguito all'ennesimo diverbio con un datore di lavoro sempre meno lucido e fuori di se, Jarvis presenta la "sua" lettera di dimissioni.


Jarvis presenta la sua lettera di dimissioni a un Tony Stark decisamente
obnubilato dai fumi dell'alcol 

A: Anthony Stark
La presente e per notificarle che le sto porgendo le dimissioni dal mio incarico. Dimissioni che avranno effetto immediato. 
Ho preso questa decisione  perché questa non è più la squadra animata da quel legame di "grande famiglia felice" per la quale adoravo lavorare. Durante l'ultimo anno, o quasi, ho visto disintegrarsi il morale dei Vendicatori al punto che, anziché essere una squadra o una famiglia, il gruppo adesso è solo una gran numero di individui infelici che covano la loro rabbia repressa, risentimento e frustrazione. Ho assistito in silenzio allo sgradevole trattamento, malizioso o vendicativo cui sono stati sottoposti troppi dei miei amici. 
Il testo della lettera di dimissioni
presentata da Dave Cockrum
Le mie lamentele personali sono relativamente lievi se comparate a quelle fatte da altri, ma non ho alcuna intenzione di rimanere in silenzio. Ho assistito allo sbando, allo sradicamento e al rimescolamento cui sono stati sottoposti i Vendicatori. Mi sono fermamente convinto che tutto questo è stato fatto con lo scopo di mostrare attraverso le assunzioni chi è che comanda. 
Non ho alcuna intenzione di vedere cosa dovrà ancora accadere. 
Con sincerità, 
(Jarvis) 
cc: The Avengers



Poco dopo la pubblicazione dell'albo, nella pagina della posta del numero 130, fu inserito un boxino nel quale David Michelinie spiegava:


L'errata corrige di David Michelinie

"Cari lettori, se avete letto Iron Man #127, e in particolare la lettera di dimissioni pubblicata a pagina 30, alcuni di voi saranno inevitabilmente confusi. E avete tutte le ragioni per esserlo. Quel documento era stato concepito con l'intento di spiegare che Jarvis si stava dimettendo a causa della rovente discussione avuta poco prima con un Tony Stark inebriato dall'alcol, ed era stata pensata affinché rappresentasse un elemento chiave nella presa di coscienza di Tony nella comprensione che la causa dei suoi problemi fosse egli stesso. Sfortunatamente, tuttavia, durante il processo di produzione alla Marvel siamo un'altra lettera di dimissioni è stata inserite per errore, una lettera che non aveva nulla a che fare con la storia di Iron Man. Una cosa che non ho gradito. Ma cose come questa accadono e dobbiamo impegnarci affinché non accadano di nuovo. Chiedo sinceramente scusa, a nome della Marvel così come a nome mio, per ogni incomprensione o confusione che questo errore possa aver causato. E con la presente mi consegno un no-prize. "
Appare chiaro che, chiunque abbia fatto lo scambio, ha editato la lettera di dimissioni di Cockrum sostituendo i riferimenti alla Marvel con quelli agli Avengers

Anni dopo, anche Bob Layton tornò sull'argomento spiegando: 

"non ricordo chi fu il colpevole. Ma sicuramente fu commesso a causa del gran casino che c'era in ufficio a quei tempi. Fu una mossa da veri fessi."

Certo, resta il mistero di come avvenne la sostituzione. Se si trattò di un evento casuale o se qualcuno volle indirizzare un messaggio alla dirigenza della Casa delle Idee. Un mistero che non credo sarà mai svelato, ma che lascia il campo a un aneddoto davvero sfizioso. 


giovedì 9 giugno 2016

SALDAPRESS ANNUNCIA NUOVI TITOLI USA PER ARRICCHIRE IL CATALOGO E ASSISTE CARMINE DI GIANDOMENICO NEL "MOSTRUOSO" TENTATIVO DI ENTRARE NEL GUINNESS DEI PRIMATI



saldaPress continua ad arricchire il suo cataloghi con nuovi
interessantissimi titoli


Dopo aver legato con forza la propria etichetta al nome (e alle creazioni) di Robert Kirkman, saldaPress sembra essere sempre più interessata ad arricchire e differenziare la sua proposta editoriale contrattualizzando e proponendo alcune delle serie più interessanti dell'attuale scenario statunitense (e non solo). Dopo la proposta della fantascientifica Trees (Ellis/Howard) e l'imminente debutto di Nailbitter (horror di Williamson e Henderson) la casa editrice di Reggio Emilia annuncia due nuove serie diversamente interessanti.

Dirk Gently al... ehm... lavoro.

In autunno, in concomitanza con il debutto della omonima serie televisiva co-prodotta da AMC e BBC, arriverà sugli scaffali delle fumetterie Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica, serie prodotta da IDW Publishing dedicata alle avventure del detective creato dalla fervida immaginazione di Douglas Adams (compianto autore de La Guida Galattica Per Autostoppisti).

Protagonista di una serie di racconti (pubblicati in Italia da Mondadori), Dirk Gently è un detective amante dei gatti e della pizza, che ricorre a un metodo di deduzione investigativa basato sul suo credo che tutte le cose siano tra loro interconnesse in una relazione unica tra calcolo delle probabilità e leggi della fisica.


suggestivo particolare dalla copertina del primo albo di Injection


Altro titolo a entrare nel catalogo saldaPress sarà Injection di Warren Ellis, Declan Shalvey e Jordie Bellarie (team creativo protagonista del riuscitissimo rilancio di Moon Knight per la Marvel), serie definita dallo scrittore come Hauntological Fiction che presenta un mix di folklore britannico, ipotesi di complottismo governativo e ricerca scientifica.


particolare della copertina del secondo volume di Oudeis


Sul fronte italiano, invece, c'è da segnalare il tentativo di Carmine Di Giandomenico di iscrivere il suo nome nel Guinness dei Primati. L'autore teramano, infatti, nel corso della manifestazione Teramo Heroes proverà a realizzare, nel corso di una maratona di 48 ore, l'ultimo capitolo della sua rilettura in chiave cyberpunk del mito di Ulisse: Oudeis. Durante la non-stop, Di Giandomenico si propone di realizzare 56 tavole senza dialoghi, con base a matita e una finitura ad acquarello. L'obiettivo è quello di infrangere il record attuale, detenuto da un artista americano che nello stesso lasso di tempo ha realizzato 22 pagine. Un record che richiede perizia e velocità, doti che non possono mancare al disegnatore di Flash!  

Riuscirà Carmine Di Giandomenico a replicare i poteri di Flash? 

martedì 7 giugno 2016

LA DC COMICS ACCREDITA MOORE, DELANO, BISSETTE, TOTLEBEN E RIDGWAY COME CREATORI DI JOHN CONSTANTINE


La DC Comics inserisce i creatori di John Constantine nei credits della
serie attualmente in corso di pubblicazione, pace in vista tra i creatori e la
casa editrice?


La fine di un ciclo comporta sempre (o quasi) una rinascita, nel caso degli eroi pubblicati sotto le effigi della DC Comics è quanto mai vero. Dopo la ripartenza avvenuta con il New 52 e il rilancio DCYOU, la terza fase di questa stagione editoriale si chiamerà proprio Rebirth, rinascita.

L'operazione rinascita (be', definito così, tutto il progetto assume un nome decisamente più sinistro...) coinvolgerà, naturalmente, anche John Constantine, fresco di ritorno nel DC Universe dopo la ventennale "vacanza" sotto l'etichetta Vertigo. Gli editor della casa editrice, prima di far congedare il personaggio dalla serie lanciata con il DCYOU, hanno pensato di riservare ad autori e lettori un bel colpo si scena.

Nei credits di John Constantine: the Hellblazer 13, oltre agli autori e redattori che hanno contribuito alla realizzazione dell'albo, sono stati inseriti per la prima volta i creatori del personaggio. Abbastanza significativo il riconoscimento sia di coloro che hanno dato vita al personaggio (Alan Moore, Steve Bissette e John Totleben che lo crearono e lo fecero esordire su Swamp Thing 37) che coloro che gli hanno dato forma, spessore e sostanza (Jamie Delano e John Ridgway che hanno curato una trentina di numeri della prima collana regolare dedicata all'anti-eroe).



I credits di John Constantine: The Hellblazer 13




Un passo molto importante, unico se si considera la modalità e il riconoscimento dei meriti attribuiti agli autori che non solo hanno creato il personaggio, ma anche a coloro che ne hanno plasmato le caratteristiche, e che assume ulteriore valore (oltre che simbolico) alla luce dello sfogo esternato su Facebook da Steve Bissette non troppo tempo fa, quando scriveva:

"La novità di oggi, appresa in mattinata, è che nonostante la produzione della Serie TV non è previsto ALCUN compenso per i creatori di Constantine. Apparentemente questa opzione è stata vanificata dal fatto che già ci fu corrisposto un compenso per il film prodotto negli anni '90. Insomma, se la serie sarà un successo e andrà avanti, vedremo solo dei dollari passare davanti ai nostri occhi [è cosa nota che la serie non ha poi riscosso il successo che la Warner si augurava, ed è stata cancellata dopo la prima stagione]. Tuttavia percepiremo delle royalties sulle vendite dei fumetti, che potrebbero aumentare con l'eventuale successo della serie televisiva."



mercoledì 1 giugno 2016

EDIZIONI BD PORTA IN ITALIA ARCHIE E TUTTI GLI ALLIEVI DEL LICEO RIVERDALE


Edizioni BD annuncia la pubblicazione italiana di Archie


Il fumetto statunitense viene spesso identificato esclusivamente con il genere supereroistico, tizi nerboruti che indossano variopinte calzamaglie pronti a suonarsele di santa ragione in nome dei valori sui quali si basa la democrazia USA. Eppure c'è un personaggio che è sulla breccia dal lontano 1941 (due anni dopo il debutto di Superman e uno dopo quello di Batman) riscuotendo un successo continuo e, in qualche modo agli occhi degli osservatori non statunitensi, inspiegabile, capace di andare al di là delle mode e dei cambiamenti della società e generazionali; il suo nome è Archibald Andrews, ma gli amici lo chiamano Archie.

Archie è la vera e propria antitesi del supereroe, va al liceo, ama lo sport, è un po' goffo e combina qualche guaio e soprattutto ama innamorarsi e da quasi ottanta anni è coinvolto nel triangolo amoroso con le belle Betty e Veronica. Il college, l'amore, lo sport... tutti temi che non sono all'ordine nel giorno nel fumetto americano (o che almeno non sono gli ingredienti portanti delle serie mainstream) che hanno reso il successo di Archie unico, enorme ma difficilmente esportabile.

Archie e i suoi storici amici
illustrazione promozionale di
Fiona Staples
Un eroe in grado di rimanere sulla breccia per così tanto tempo, però, non è certo incapace di percepire il cambiamento e di rinnovarsi. Per questo motivo negli ultimi anni, affianco alla proposta delle classiche serie e spin-off dedicati all'eroe, la Archie Comics Publications ha deciso di lanciare diverse serie dal taglio più moderno, affidandole ad alcuni tra i più interessanti autori della scena contemporanea. Nascono così Afterlife with Archie (serie horror/zombie, affidata al talento grafico di Francesco Francavilla, che ha fatto incetta di premi Eisner), Chilling adventure of Sabrina (ancora un horror scritto da Roberto Aguirre Sacasa per i disegni di Robert Hack) e Archie di Mark Waid e Fiona (Saga) Staples.

Il rilancio di queste serie, più attuali e coinvolgenti, e l'enorme successo che hanno ottenuto negli USA (nonché l'annunciato adattamento televisivo in fase di sviluppo per CW) non poteva lasciare indifferenti gli editori nostrani. Ecco dunque, dalle pagine di Direct 38 (catalogo mensile con le proposte, tra gli altri, di Edizioni BD e J-POP)  che Archie e il suo mondo sarà pubblicato (per la prima volta, se la memoria mi aiuta) anche in Italia.

Copertina del primo numero
dell'edizione USA di
Afterlife with Archie
disegni d Francavilla


Edizioni BD ha annunciato la pubblicazione di quattro volumi:


  • Archie vol.1 di Mark Waid e Fiona Staples; 17x25, 176 pagine a colori, € 14,00 
  • Jughead vol.1 di Chip Zdarsky e Erica Henderson; 17x25, 168 pagine a colori, € 14,00 
  • Afterlife with Archie vol.1 di Roberto Agurre Sacasa e Francesco Francavilla, 17x25, 157 pagine a colori, € 14,00 
  • Le terrificanti avventure di Sabrina di Roberto Agurre Sacasa e Robert Hack, 17x25, 160 pagine a colori, € 14,00 

giovedì 14 aprile 2016

YOUNG DRAGONERO: ECCO LE PRIME IMMAGINI


Dragonero young - prende forma il progetto dedicato alle avventure
giovanili di Ian Aranill e la sua crew


Tempo fa vi diedi notizia (che trovate QUI ) che il soddisfacente successo ottenuto da Dragonero aveva convinto la Sergio Bonelli Editore ad affiancare al mensile una seconda serie dedicata alle avventure giovanili di Ian e della sua crew. Da allora son trascorsi alcuni mesi e sono affiorate pochissime novità riguardo il progetto il cui temporaneo nome in codice è Young Dragonero. Almeno fino a oggi.

Il sito della casa editrice, infatti, nel comunicare che Dragonero è stato "ospite" di Cartoons on the Bay (festival dell'animazione televisiva organizzato dalla Rai e tenutosi la scorsa settimana) e nel confermare che Rai Fiction è interessata a realizzare un cartone animato in 2D che adatti sul piccolo schermo le gesta del personaggio, ha svelato che nella trasposizione si adotterà uno stile di disegno simile a quello di Young Dragonero. E per farci capire di cosa si parla sono state pubblicate tre splendide illustrazioni di Riccardo Crosa (disegni) e Paolo Francescutto (colori) realizzate proprio per il progetto al quale stanno lavorando da diverso tempo ormai Luca Enoch, Stefano Vietti e uno staff di giovani talenti, tra i quali spicca proprio Crosa.

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