lunedì 15 dicembre 2014

WOLVERINE: QUELLA VOLTA CHE IL MUTANTE CANADESE RISCHIÒ DI ESSERE UN ANIMALE EVOLUTO IN ESSERE UMANO


Wolverine
di John Byrne


Qualche giorno fa ho pubblicato un post nel quale riportavo alcune dichiarazioni di Paul Jenkins riguardo la miniserie all'interno della quale furono rivelate (parte) delle origini di Wolverine. Pubblicata a cavallo tra il 2001 e il 2002, Wolverine Origins (cui ha fatto seguito una omonima serie regolare della durata di 50 numeri e un'altra miniserie) ha rappresentato un vero e proprio spartiacque nella vita editoriale del personaggio, ciononostante non si tratta di una storia particolarmente amata dagli appassionati, né tanto meno considerata imprescindibile. Eppure, per avere una sua origine, il personaggio creato nel 1974 da Len Wein e John Romita Sr., ha dovuto attendere ben ventisette anni. Ma questo non significa che nessuno prima di Jenkins abbia provato a fornirne una sua versione.

Almeno una di queste idee merita di essere raccontata, anche solo per far apprezzare e rivalutare il lavoro di Paul Jenkins.

Una sequenza di vignette tratta da X-Men #98

Sebbene non si sia a conoscenza della paternità dell'idea inizialmente si suppose che Wolverine sarebbe dovuto essere un ghiottone evoluto in essere umano dall'Alto Evoluzionario (un primo indizio fu disseminato sulle pagine di X-Men #98 di Chris Claremont e Dave Cockrum). L'idea originariamente attribuita a Len Wein, è stata da questi fortemente negata nei contenuti speciali del blu-ray del film Wolverine Origins, nel corso dell'intervista rilasciata per questi Wein, infatti, dichiara: "Mentre non ho alcun problema ad ammettere che la mia idea originale fosse quella che gli artigli di Wolverine fossero contenuti nei suoi guanti... smentisco con forza di aver mai pensato alla possibilità che Logan potesse essere un Ghiottone evoluto in essere umano. Scrivo storie che riguardano gli esseri umani, non storie incentrate su animali evoluti (e ne approfitto per scusami di qualsiasi storia di cui mi sia occupato con protagonista l'Alto Evoluzionario). L'idea del Ghiottone evoluto è arrivata molto tempo dopo che avevo smesso di occuparmi del personaggio. Non sono in grado di dire se il primo a suggerire l'idea sia stato Chris Claremont o il sempre rimpianto Dave Cockrum, o ancora di John Byrne subito dopo aver ottenuto l'incarico di disegnatore. Ma una cosa è certa, questa idea non è partita da me".

le strazianti origini di Jessica Drew
a.k.a. Spider-Woman


L'idea, però, è stata a un passo dall'essere stata trasformata nelle vere origini di Wolverine, ed è solo grazie ad Archie Goodwin che è rimasta nel limbo delle idee. Le origini supposte per Wolverine, infatti, erano già state utilizzate per un altro personaggio Marvel: Spider-Woman. Le origini di Jessica Drew, concepite proprio da Goodwin,  stabilirono proprio che si trattava di un ragno evoluto in essere vivente (origini per fortuna sottoposte a un massiccio intervento di ret-con). A dare conferma di questa possibilità ci ha pensato John Byrne in un'intervista rilasciata nel 1980 al Comics Journal: "Eravamo già alla nostra seconda origine per Wolverine. La prima a essere escogitata è che si trattava di un ghiottone mutante, trasformato in essere umano dall'Alto Evoluzionario Okay, la storia funzionava... a parte il fatto che Archie aveva scritto qualcosa di simile per la prima storia di  Spider-Woman. Per questo motivo la scartammo"


giovedì 11 dicembre 2014

MIKE MIGNOLA: "CON HELLBOY ALL'INFERNO VOLEVO REALIZZARE STORIE PIÙ SEMPLICI, POI MI SON RESO CONTO DI AVER SVILUPPATO UNA STORIA MOLTO AMBIZIOSA"

Mike Mignola


Poco più di un mese fa è finalmente giunto sugli scaffali delle vostre fumetterie di fiducia (e spero vivamente, anche su quelli delle vostre librerie domestiche) Hellboy all'inferno, nuovo capitolo della saga fantasy-horror concepita nell'ormai lontano 1993 da Mike Mignola; un volume particolarmente importante perché, oltre a segnare il ritorno alle matite della serie del suo creatore, si tratta anche del primo tassello di un nuovo arco narrativo, un nuovo ciclo di storie che segna, dopo un ventennio, una nuova stagione editoriale per il personaggio. Al momento dell'uscita della prima raccolta in volume negli USA, Mignola ne ha parlato con il sito ComicVine, ecco un breve estratto di quella intervista.

Copertina del volume italiano
pubblicato da Magic Press


È stato di recente pubblicato il primo Trade Paperback di Hellboy all'inferno, ritrovarti nuovamente ai disegni è stato davvero fantastico. Ho letto che nei prossimi numeri ti dedicherai alla realizzazione di storie singole o al massimo divise in due parti, storie quindi che potrebbero essere più adatte a reclutare nuovi lettori.

Questo sarebbe un punto di lettura davvero strano per iniziare a leggere la serie. Mi piacerebbe pensare che nuovi lettori potrebbero decidere di cominciare a leggere questa serie, è per questo che abbiamo lanciato Hellboy e The B.P.R.D. Quella è una serie ideale per salire a bordo. La storia raccontata su Hellboy  all'inferno rappresenta invece qualcos'altro, è un punto di arrivo in cui le trame narrate su quattro volumi convergono, certe cose vengono finalmente risolte e alcune domande rimaste da tempo senza risposta giungono a una risoluzione. In principio non mi ero riproposto di fare una cosa del genere. Mi ero riproposto di dedicarmi alla realizzazione di brevi, piccole e strane storie, racconti che però hanno iniziato a mostrare dei collegamenti con le storie della prima serie, così mi sono reso conto che si trattava di eventi di dimensioni davvero enormi. Eventi che avrebbero avuto un grosso impatto sul personaggio, e così, senza volerlo, mi sono trovato a maneggiare questa storia di proporzioni epiche, senza neanche averla davvero pianificata. Il settimo e l'ottavo numero delle serie ospiteranno una storia suddivisa in due parti, e per certi versi rappresenteranno una storia autoconclusiva, ma serviranno anche a risolvere qualcosa che ha avuto inizio nella prima serie. Si procederà, dunque, a piccoli passi, con storie di uno o due episodi, che serviranno comunque a raccontare una storia molto più ampia. 

Il numero sette quando arriverà nei negozi? 
una tavola tratta da
Hellboy all'inferno vol.1


Be', questa è una bella domanda. Al momento mi sto occupando del numero sette. Sto procedendo con una lentezza sorprendente perché nel contempo ho scritto le sceneggiature anche di B.P.R.D. e Frankenstein. Come dicevo, i prossimi due albi saranno due parti di una stessa storia, e non appena avrò idea di quando la seconda parte potrebbe essere ragionevolmente pronta, ne programmerò la pubblicazione. Al momento non è prevista alcuna data di pubblicazione e questo perché la mia organizzazione del lavoro in questo momento è talmente folle che non ho la più pallida idea di quando alcune cose saranno completate. Mi piace pensare che, una volta terminato questo periodo in cui mi sto dedicando alla scrittura, avrò molto più tempo per dedicarmi alla visualizzazione delle tavole, ma non si può mai dire. Visto che si tratta di una storia in due parti, desidero essere certo che siano entrambe realizzare prima di pubblicarle, in modo da poter farle distribuire a cadenza mensile. Comunque, che si tratti di storie in due, tre o più parti, desidero che tra la pubblicazione di una parte e l'altra non passi mai più di un mese. 

Al momento sembra che tu stia sviluppando talmente tanti progetti che viene da chiedersi, quando trovi il tempo per dormire?

La notte. Certo non dormo quanto dovrei. La cosa davvero bella è che non ho delle vere e proprie deadline, né sto provando a scrivere una serie che abbia una cadenza mensile né nient'altro del  genere. E questa, poi, è una parte del problema che mi trovo a dover affrontare con Hellboy all'inferno. All'improvviso mi ritrovo a dover affrontare la richiesta di qualcuno che ha bisogno di una sceneggiatura o di qualcun altro cui serve un soggetto. Sto attraversando questa fase durante la quale riesco a dedicarmi a Hellboy solo per alcuni giorni, per poi staccare per occuparmi di una copertina, scrivere un soggetto o dedicarmi ad altre cose del genere. Ho provato a isolarmi dalla maggior parte delle distrazioni, ma al tempo stesso continuo a produrre cose nuove. Mi appresto a scrivere il prossimo arco narrativo, seppur breve, della serie Hellboy & B.P.R.D. Ho realizzato i primi albi della serie Hellboy & B.P.R.D. '53 perché sentivo il bisogno di farlo. Ma per lo più sto provando a limitare la mia scrittura solo alle cose nelle quali è coinvolto Hellboy. 

In ogni caso si tratta di un lavoro differente da quello che svolgevi quando collaboravi con la Marvel o la DC. 
ancora una tavola visionaria di Mike Mignola


Assolutamente sì. È un livello completamente differente. Mi guardo indietro, penso a tutto quello che ho fatto e mi risulta così difficile immaginarlo, anche se non ho mai realizzato nulla con scadenze mensili. Credo di aver realizzato solo due serie mensili, ed entrambe hanno rappresentato un incubo per me. Così, la gran parte dei miei progetti per Marvel e DC sono stati progetti speciali e miniserie. Per certi versi, quindi, potrei dire che non si tratta di un lavoro molto diverso da quello che sto svolgendo adesso. 

mercoledì 10 dicembre 2014

PAUL JENKINS: "MI PRESENTAI ALLA MARVEL DICHIARANDO CHE IL NOSTRO UNICO LIMITE DOVEVA ESSERE L'IMMAGINAZIONE, POI PROPOSI DI AFFRONTARE UN ARGOMENTO TABÙ, LE ORIGINI DI WOLVERINE"

Paul Jenkins


All'inizio del duemila la Marvel navigava davvero in cattive acque. La casa editrice barcollava sull'orlo del disastro e della bancarotta finanziaria, e le vendite stavano attraversando una fase di stagnazione. Per tentare il tutto per tutto fu nominato un nuovo presidente, Bill Jemas, un uomo dalla personalità forte e provocatoria e, soprattutto, un non-appassionato di fumetti. La gestione di Jemas è tutt'oggi una delle più controverse e rimpiante tra quelle cui la casa delle idee è stata sottoposta, un periodo durante il quale poche regole sono state rispettate (basti pensare che fu proprio durante l'epoca Jemas che la Marvel lasciò definitivamente la Comics Code Authority, ma questa è una storia che merita di essere narrata a parte...).

Fu nel corso di questo periodo che il britannico Paul Jenkins narrò la storia forse più inattesa dai lettori, le origini del mutante canadese Wolverine. A rivelare alcuni gustosi retroscena inerenti la genesi di questa storia è lo stesso scrittore che nel corso di un'intervista pubblicata dall'ottimo sito iberico Zona Negativa racconta: "Mi fu chiesto di partecipare alla prima riunione editoriale indetta da Joe Quesada, che da poco era stato nominato Editor-In-Chief della casa editrice. Anzi, fu proprio Joe a chiedermelo. Sapeva che, tempo addietro e per diversi anni, avevo lavorato come editor e che avevo appena prodotto alcune serie di successo, come Inhumans.  Quando arrivammo in sala riunioni, notammo da subito che alcuni editor era molto spaventati. Temevano le nuove idee. Erano molto nervosi. Il che era strano, si trattava di gente che lavorava in Marvel da molti anni, ciononostante erano impauriti e nervosi. In parte avevano le loro buone ragioni, perché in precedenza ogni volta che erano state convocate riunioni di questo tipo erano stati erano stati licenziati alcuni editor. Era spaventoso. Erano tutti molto tristi, convinti che noi stessimo andando in riunione con l'intenzione di congedarli. 

Al mattino presto mi recai negli uffici della Marvel, Bill Jemas mi venne incontro e mi chiese la mia opinione. Gli dissi: "Non capisco perché quando si propongono nuove idee si ottengono sempre risposte negative. Lavoriamo in un mondo in cui non c'è alcun limite di budget per gli effetti speciali. Il nostro unico limite è la nostra immaginazione. L'immaginazione non dovrebbe mai essere limitata dalla paura o dalle preoccupazioni. Dovremmo poter fare qualsiasi cosa e non dovremmo porci alcun limite. A esempio, perché non possiamo raccontare le origini di Wolverine?"  Bill aveva capito che cosa intendevo, e mi disse che si potevano raccontare le origini di Wolverine. Disse che c'era bisogno di fare cose nuove, e che la mia idea riguardo Wolverine gli sembrava buona. 

Il giovane James "Wolverine" scopre di avere artigli retrattili


Ne parlammo con Joe Quesada, e la sua risposta fu inevitabilmente negativa. Un no pieno. Bill allora gli chiese perché non si potesse fare e Joe, che è una persona molto intelligente, ci pensò su qualche secondo e poi ammise che in effetti non c'era alcun motivo valido per non raccontare le origini di Wolverine. Fino a quel momento, a chiunque avesse proposto di raccontarle era stata data una risposta negativa, ma di fatto non c'era alcun valido motivo. 

Al pomeriggio ci fu l'incontro con gli editor e, come era prevedibile, tutti si dichiararono contrari. Ci dissero che se lo avessimo fatto avremmo stravolto in maniera irrevocabile il personaggio. Gli feci notare che dal punto di vista delle vendite il personaggio non se la passava benissimo. A soli venticinque anni dalla sua creazione a pochi davvero importava di Wolverine. Era diventato un personaggio noioso. 

Infatti, la nostra idea alla base del progetto era molto semplice. Decidemmo di rivelare il suo vero nome, il luogo di nascita, come era da ragazzino e perché si era dimenticato del suo passato. Spiegare che aveva dimenticato ogni particolare del suo tragico passato perché dotato di un fattore di guarigione che, per proteggerlo dal dolore e per indurlo a superarlo, lo aveva spinto a dimenticare tutto. Si trattava di una storia molto semplice, e per questo fece presa sui lettori. E non facemmo perdere di fascino il personaggio".


Una delle bellissime ed evocative copertine di
Wolverine Origin
Illustrazione di Joe Quesada e Richard Isanove

ALLA FESTA DI BENTORNATO A STAR WARS LA MARVEL INVITA TUTTI I SUOI EROI... TRANNE I FANTASTICI QUATTRO


Il cast di Star Wars nell'interpretazione di Joe Quesada

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio del decennio successivo, alla Marvel la parola d'ordine era "differenziare". In breve tempo, sull'onda del successo di mode più o meno passeggere, si moltiplicarono le testate di genere non prettamente supereroistico: da Tomb of Dracula a Shang-Chi, senza tralasciare personaggi provenienti dall'immaginario infantile, e dall'industria dei giocattoli, come Rom Spaceknight e Micronauts. In quest'operazioni dei contaminazione e (ri)scoperta di nuovi generi, la casa delle idee non poteva lasciarsi sfuggire l'adattamento a fumetti (e il seguito) del film più importante e seminale di quegli anni: Star Wars.

Nel mese di luglio 1977 la Marvel diede alle stampe la prima miniserie che trasponeva a fumetti le avventure cinematografiche di Luke Skywalker, Han Solo e Co., e l'anno successivo, complice l'enorme successo, lanciò una testata durata ben 107 numeri (per saperne di più, leggete QUESTO articolo che pubblicai qualche tempo fa).

Adesso, a distanza di poco meno di 40 anni, la Marvel è stata assorbita dalla Disney, così come la Lucas Film e il fortunatissimo brand di Star Wars. Appariva inevitabile, dunque, che anche i fumetti di Star Wars, dopo la lunga parentesi alla Dark Horse, tornassero a essere prodotti dalla Casa delle idee,
e appariva altrettanto inevitabile, che la casa editrice desse in qualche modo il bentornato agli eroi cosmici protagonisti di una delle saghe stellari più amate di tutti i tempi. Oltre al lancio di alcune testate mensili nuove di zecca, affidate ad alcuni autori di primissimo piano (gente del calibro di Jason Aaron, John Casaday, Kieron Gillen e Salvador Larroca) la casa editrice ha deciso di realizzare una serie speciale di copertine variant che, messe una di fianco all'altra, costituiscono un poster di benvenuto in cui tutti gli eroi dell'universo Marvel fanno la fila per andare a dare il bentornato agli eroi di Star Wars.

l'immagine/poster realizzata da Salvador Larroca per dare il bentornato 
agli eroi della saga di Star Wars
(Cliccate sull'immagine per vederla nella sua dimensione originale) 
A guardare bene, però, nel numeroso comitato di accoglienza degli eroi Marvel, non c'è traccia alcuna di componenti del cast dei Fantastici Quattro. A dimostrazione, come se ancora fosse necessario, che la Marvel in questo momento sta facendo davvero di tutto per non porre i suoi primi eroi sotto la luce dei riflettori.

In quest'ottica, anche se appare evidente che in questo caso non ci sia nessuna volontà specifica della casa editrice, risulta molto divertente il cameo che Nathan Edmonson e Mitch Gerads (il team creativo del Punisher) fanno fare al rinnovato cast cinematografico dei Fantastici Quattro, rendendoli protagonisti, loro malgrado di una esplosione.

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Su twitter lo scrittore ha spiegato, come se ce ne fosse bisogno, che si trattava di un divertito omaggio e di uno sberleffo alle tante polemiche che da mesi ormai vedono protagoniste Marvel e Fox Studios.

giovedì 4 dicembre 2014

JIM ZUB SVELA I MECCANISMI MONETARI CHE SI CELANO DIETRO I PRODOTTI CREATOR OWNED


Jim Zub


Come funziona il mercato del fumetto? Quali sono gli svantaggi del creare un fumetto creator-owned? Che tempistiche si devono rispettare per far distribuire il proprio albo e ottenere la dovuta retribuzione? Incalzato dalle domande di un lettore (aspirante professionista) Jim Zub, scrittore della serie Heroic Fantasy Skull Kikers (edita negli USA dalla Image Comics, ma che ha recentemente esordito, nel corso dell'ultima edizione di Lucca Comics & Games,  anche sul mercato italiano sotto le effigi della ReNoir) ha risposto in maniera sintetica, ma assolutamente efficace, alle legittime curiosità dell'appassionato, fornendoci un quadro molto interessante, e un punto di vista diverso dal solito, sul lavoro di un autore indipendente.

"Ogni editore è differente dagli altri, per cui mi limito a parlare della mia esperienza con Image Central. I proprietari dei diritti di una serie vengono pagati (ammesso che avanzino dei soldi) dopo che la Diamond ha a sua volta pagato la Image, il che accade dopo che gli ordini sono stati effettuati e che i fumetti sono arrivati sugli scaffali. Affinché il pagamento arrivi materialmente nelle mani degli autori in genere c'è bisogno che trascorrano 8-10 settimane dall'arrivo degli albi nelle fumetterie.
Le date inevitabilmente saranno diverse, ma eccoti un esempio relativo a un albo davvero prodotto e distribuito:
14 Aprile: Spedite solicitation (Copertina, testi e pagine in anteprima) per Wayward#1
14 Maggio : La serie viene annunciata
10 Luglio: Cominciano ad arrivare gli ordini iniziali
28 Luglio: I file di stampa definitivi vengono caricati sull'FTP della tipografia
4 Agosto: arrivano gli ordini finali
27 Agosto: Gli albi arrivano nei negozi
30 Ottobre: Ricevuti gli acconti pattuiti
6 Novembre: pagamento dei saldi dovuti
Come appare evidente, dunque, dall'annuncio dell'albo al ricevimento dei compensi, trascorrono ben sette mesi (senza contare il periodo precedente all'annuncio della serie, periodo non quantificabile, durante il quale l'albo viene effettivamente sviluppato). Un periodo molto lungo, quindi, durante il quale gli autori devono necessariamente impegnarsi in altre attività lavorative. Un compito che appare più semplice per gli scrittori, ma molto meno agevole per i disegnatori.


Gli Skull Kickers
gli eroi più famosi tra quelli
creati da Jim Zub

mercoledì 3 dicembre 2014

INGHILTERRA - L'UKIP SI APPROPRIA DI UNA VIGNETTA SATIRICA PER FARE GLI AUGURI DI BUON NATALE, L'AUTORE: "NON HANNO CHIESTO IL PERMESSO"


La vignetta realizzata da Christian Adams
mostra i principali leader politici britannici
"asfaltati" da un furgone bianco
guidato da Nigel Farage


Il natale si avvicina inesorabile, è tempo di prepararsi per fare gli auguri ad amici e conoscenti. E magari di spedire una cartolina a quelle persone cui vogliamo bene, ma che vivono geograficamente lontane da noi. È lo spirito del natale, che coinvolge un po' tutti. Laici, profani, credenti, associazioni e... partiti politici.

In Inghilterra l'UKIP, partito politico ultra-reazionario accusato di xenofobia, ha deciso di augurare un buon natale ai suoi elettori e simpatizzanti utilizzando una vignetta satirica realizzata da Christian Adams, vignettista del quotidiano The Telegraph.

La vignetta che mostra Nigel Farage alla guida di un furgone bianco mentre passa su David Cameron, Nick Clegg ed Ed Miliband (rifacendosi a QUESTA fotografia scattata da Emily Thornberry) deve essere piaciuta davvero molto al leader dell'UKIP, al punto di sceglierla come beneagurante (per il suo partito) cartolina natalizia.

Peccato, però, che nessuno all'UKIP abbia preso in considerazione l'opportunità di chiedere il permesso per l'utilizzo della vignetta. A chi si chiedeva come mai il vignettista non avesse pubblicizzato l'utilizzo della vignetta sulla sua timeline di twitter, Christian Adams ha infatti risposto in maniera inequivocabile:

"NON HANNO CHIESTO IL PERMESSO!"

Più che di un'appropriazione indebita, però, l'UKIP ha voluto far passare l'utilizzo della vignetta come un errore commesso in buona fede. Contattato dal Guardian, l'ufficio stampa del partito ha, infatti, fatto sapere che quanto dovuto per i diritti di sfruttamento della vignetta sarà versato a favore delle iniziative benefiche organizzate dal Telegraph.

Insomma, quello dell'UKIP non sarà stato un comportamento molto corretto (ma non è nulla in confronto alle idee promosse dal partito), ma in fin dei conti ha salvato i suoi elettori da cartoline simili a quella che spediranno i coniugi Blair. E non è poco :P

La cartolina attraverso la quale i coniugi Blair porgeranno
i loro auguri di buon natale al Regno Unito




lunedì 1 dicembre 2014

ROBERT KIRKMAN: "SE POTESSI TORNARE INDIETRO CAMBIEREI IL FINALE DELLA PRIMA STAGIONE DELLA SERIE TV DI THE WALKING DEAD"

Robert Kirkman abbraccia uno degli zombie più famosi della sua epopea


Qual è il più grosso rimpianto che Robert Kirkman nutre nei confronti della scrittura e della lavorazione della serie TV di The Walking Dead? A porgergli questa domanda ci ha pensato The Hollywood Reporter, rivista specializzata che solo pochi giorni fa aveva inserito lo scrittore al primo posto della classifica dei "fumettari" più influenti nella capitale del cinema statunitense (ve ne ho parlato solo pochi giorni fa QUI). Una domanda alla quale Kirkman ha risposto senza troppi fronzoli: "Se avessi l'opportunità di ricominciare daccapo, non avrei realizzato l'ultimo episodio della prima stagione, quello ambientato nel laboratorio di ricerche. Ha fornito troppe informazioni agli spettatori e ha rappresentato un grosso cambiamento nell'economia della serie, un cambiamento apportato troppo presto."

La risposta non dovrebbe sorprendere troppo coloro che sono stati lettori di The Walking Dead prima di appassionarsi anche alla serie TV; Kirkman, infatti, sulla serie è sempre stato molto avaro di informazioni riguardo l'origine del virus e di come questo si sia scatenato sull'umanità, e ha spesso dichiarato di non voler far compiere agli eroi della sua epopea alcuna scoperta in tal senso, adducendo la motivazione che i suoi eroi non sono scienziati ma persone normali impegnate nella difficile lotta per sopravvivere. Nell'episodio di cui parla lo scrittore, invece, il gruppo di superstiti capeggiato da Rick Grimes apprende che tutti gli esseri umani (viventi e non) sono già stati infettati dal virus che, al momento della loro dipartita (che avvenga o meno a causa di un non-morto) li trasformerà in mostri affamati di carne umana. Una scoperta che nel fumetto sarà fatta solo molto più avanti (nel ciclo di episodi ambientati nella prigione) e che sarà fatta nel peggiore dei modi.

"Ho la sensazione che avremmo potuto trovare un modo migliore per concludere la prima stagione" ha continuato lo scrittore "Non fraintendetemi, mi piace il personaggio del Dr. Jenner (colui che rivela la scoperta sul virus) e penso che Noah Emmerich lo abbia interpretato facendo un ottimo lavoro. Ma ci sono degli aspetti di questo episodio che mi sembra siano estranei al mondo di The Walking Dead. A pensarci bene, mi dispiace anche che nell'episodio abbiamo rivelato che i Francesi stanno lavorando a una cura. Sulle pagine del fumetto faccio molta attenzione a non raccontare cosa accade nelle altre nazioni del mondo. Si tratta di cose che sarebbe interessante esplorare nella serie spin-off. Insomma, ad averci pensato meglio avrei eliminato cose come il menzionare la Francia e altri dettagli come questo". 

Una scena tratta dall'episodio "incriminato"

venerdì 28 novembre 2014

PLAYTEL: QUANDO LA PLAY PRESS TI OFFRIVA LA POSSIBILITÀ DI CHIACCHIERARE CON IL TUO EROE PREFERITO!


Aliens/Predator: gioco mortale

Qualche giorno fa, rovistando tra i miei fumetti, mi son capitati tra le mani dei vecchi albetti della serie Aliens vs Predator edita negli anni '90 dalle Edizioni Play Press. L'effetto nostalgia (e non solo, quella di Aliens è stato uno degli adattamenti/sequel a fumetti tra i meglio riusciti tra quelli prodotti dalla Dark Horse) mi ha spinto a sfogliarli, spingendomi a rileggere editoriali e pagine della posta, senza tralasciare le storie di un Chris Claremont fresco transfuga dalla sua lunghissima ed eccellente gestione degli X-Men, né tanto meno dai bei disegni del compianto Eduardo Barreto. Fino a imbattermi nella quarta di copertina del numero 16.

Quarta di copretina di Aliens vs Predator #16
In basso, nella metà inferiore della copertina, come potrete vedere, c'è la pubblicità di una linea telefonica (a pagamento) dedicata ai lettori delle pubblicazioni della casa editrice. Roba per veri fan!

Contestualizziamo. Ci troviamo all'inizio degli anni '90. Internet è una chimera, roba da pionieri. Mailing List, forum di discussione e social network non sono presenti neanche nelle fantasie degli scrittori di fantascienza (o quasi). Sui (pochi) canali televisivi, però, imperversano le pubblicità dei numeri telefonici a pagamento (i famigerati 144, capaci di mandare a gambe all'aria intere famiglie con uno o due figli adolescenti pruriginosi) e la Play Press, pronta a prendere al balzo tutte le occasioni, allestisce Playtel, una linea telefonica a pagamento in grado di mettere in contatto i lettori di fumetti con i loro eroi preferiti.

La pubblicità è tutta un programma.

Pronto, c'è Superman? E quello strafottuto di Lobo? Ma davvero oro anche Batman? Potrei scambiare due parole con Vampirella?  

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Per farla breve, componendo il numero riportato nella pubblicità sarebbe stato possibile parlare con i propri eroi preferiti, usufruire del servizio di posta al telefono (magari chiacchierando con qualche redattore) e molto altro... tutto  per la modica cifra di 2.540 lire al minuto più IVA ( poco meno di 2,00 € al minuto).

All'epoca mi ricordo che la cosa mi fece davvero sorridere, magari mi indignò anche un po'. A ripensarci adesso, guardo all'iniziativa con un po' di tenerezza. Immagino che non siano stati in molti a telefonare e che il tempo di attesa vicino alla cornetta di telefono per i malcapitati operatori/redattori sia stato davvero lungo. Resta la testimonianza di un'industria del fumetto di certo più ruspante e artigianale, ma non meno intraprendente di quella di oggi (anzi speriamo che quella di oggi non decida di imitarla, magari sviluppando qualche dialer per gli smartphone :-p )


giovedì 27 novembre 2014

STEVE SKROCE: DAL FUMETTO AL CINEMA SENZA ABBANDONARE LA NARRAZIONE SEQUENZIALE

Una vignetta firmata Steve Skroce


Grazie a un numero di testate elevatissimo e a un gran numero di editori, concentrati esclusivamente (o quasi) sulla produzione di materiale inedito e autoctono, negli Stati Uniti opera una quantità di autori enorme. Per questo motivo può capitare che alcuni scrittori o disegnatori, anche dopo aver vissuto un periodo di fama e notorietà e dopo essere stati beniamini degli appassionati, escano di scena senza lasciare traccia. Un'uscita di scena che spesso si trasforma in un vero e proprio ingresso nel limbo, con autori che assumono uno status di missing in action e di cui si perdono completamente le tracce.

Qualche tempo fa vi parlai di Adam Pollina, disegnatore molto in voga negli anni '90 che dopo aver lavorato su alcune delle principali testate mutanti della Marvel ha cambiato radicalmente lavoro per dedicarsi alla produzione di rasoi da barba artigianali. Questa volta è il turno del croato Steve Skroce di tornare sotto i riflettori. Assurto agli onori della cronaca per la serie X-Man (lanciata negli USA durante il cross-over Age of Apocalypse, evento recentemente ristampato dalla Panini Comics in una serie di sette volumi), Skroce fu ben presto promosso su una delle testate di Spider-Man per poi, dopo una breve parentesi presso gli studios di Rob Liefeld, per i quali realizzò Youngblood su testi di Alan Moore, accasarsi sulla serie regolare di Gambit. Terminata la sua esperienza sulla collana del mutante di Skroce si sono un po' perse le tracce,  al punto che, se si esclude la serie Doc Frankenstein, serie prodotta dai fratelli Wachowsky dalla vita decisamente effimera, e qualche copertina realizzata per Marvel e DC, dell'autore non si è saputo più nulla. O quasi.

Recentemente, infatti, Steve Skroce ha cominciato a pubblicare sulla sua pagina Facebook il prodotto di quello che è attualmente il suo lavoro, disegnatore di story board e character design per il cinema (in particolare per le pellicole dei Fratelli Wachowsky (con i quali aveva realizzato Ectokid, il suo fumetto d'esordio sul suolo statunitense). Il risultato del suo lavoro è davvero straordinario, e dispiace davvero dover constatare che un maestro della narrazione sequenziale non si stia più dedicando al fumetto.

storyboard del progetto divenuto Dracula the Untold Story

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storyboard di uno spot realizzato per
il videogioco Halo

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Martix Revolution

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Ninja Assassins

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mercoledì 26 novembre 2014

THE HOLLYWOOD REPORTER ELEGGE I CINQUE SCRITTORI DI FUMETTI PIÙ INFLUENTI DELL'INDUSTRIA DEL CINEMA

the Hollywood Reporter


Tra gli scrittori di fumetti, chi sono quelli in grado di esercitare un maggiore potere nell'industria cinematografica? A porsi questa domanda (e, come nella tradizione più consueta, a fornire la risposta) ci ha pensato la rivista Hollywood Reporter, stilando una classifica tutto sommato prevedibile ma non troppo scontata.

5. Chris Claremont (Nightcrawler, Uncanny X-Men

Chris Claremont


Per due decenni Claremont, oggi sessantatreenne, è stato l'unico scrittore di Uncanny X-Men, la serie best seller della Marvel. Questa gestione leggendaria è tutt'oggi alla base delle pellicole degli X-Men targate Fox Studios. Per lo sviluppo della serie televisiva dedicata a Gambit la Fox si è rivolta proprio a Claremont. Il suo ingrediente segreto? "Non bisogna giocare con i soliti cliché dei tizi in calzamaglia. E' possibile presentare personaggi e conflitti rivolgendosi a un pubblico mainstream".

4. Mark Millar (Kick-Ass, Civil War) 
Mark Millar

Il quarantaquattrenne creatore di Wanted, Kick-Ass e di Kingsman: The Secret Service (in uscita a febbraio 2015) è fermamente convinto dell'importanza di rifiutarsi: "Gli scrittori provano troppo spesso a piacere, e questo fa si che la gente li consideri scontati". I suoi impegni per il 2015 includono l'utilizzo di Civil War, suo best seller datato 2006, come plot alla base del terzo film di Capitan America, oltre che allo sviluppo di Starlight e Chrononauts
3. Brian Michael Bendis (Powers, Ultimate Spider-Man, All-New X-Men) 
Brian Michael Bendis

"Aggirarsi sul set di Powers è stato incredibilmente divertente" ha dichiarato Bendis della serie (co-creata con Michael Avon Oeming) che debutterà a dicembre sulla Play Station Plus. Il quarantasettenne scrittore è anche il creatore di Alias, serie che la Marvel produrrà per il piccolo schermo (nel 2015/16) in collaborazione con Netflix. "Adoro lavorare per il cinema, la TV e i videogames, ma i fumetti sono la mia passione".
2. Geoff Johns (Justice League, Superman)
Geoff Johns

Con cinque serie televisive attualmente in via di produzione (Constantine della NBC, Gotham della Fox, Arrow, Flash e iZombie per CW) il quarantunenne Chief Creative Officier della DC Entertaiment, che attualmente scrive anche Justice League e Superman, è un uomo davvero molto indaffarato. L'ex-assistente di Richard Donner ha dichiarato di essere sempre concentrato su ciò che è importante: "al centro di tutto, il DNA dei personaggi e le properties (stampa e TV) sono lo stesso - così deve essere".
1. Robert Kirkman (The Walking Dead) 

Robert Kirkman

Nella sua quinta stagione, la serie zombie record d'ascolti della AMC basata sul fumetto di Robert Kirkman si piazza al primo posto nelle preferenze del pubblico adulto compreso tra i 18 e i 49 anni. Nei piani dell'autore trentacinquenne ci sono altri progetti: una serie collegata a The Walking Dead, una specie di prequel, per la quale nel 2015 di effettuerà il casting; l'adattamento targato Cinemax del suo fumetto horror Outcast, con Patrick Fugit nel ruolo di protagonista; gli adattamenti di Thief of Thieves per la AMC, di Clone per la SyFy e un film fantascientifico intitolato Air con protagonista Norman Reedus (uno dei protagonisti di TWD) prodotto dalla Sony Pictures Worldwide.

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