giovedì 14 aprile 2016

YOUNG DRAGONERO: ECCO LE PRIME IMMAGINI


Dragonero young - prende forma il progetto dedicato alle avventure
giovanili di Ian Aranill e la sua crew


Tempo fa vi diedi notizia (che trovate QUI ) che il soddisfacente successo ottenuto da Dragonero aveva convinto la Sergio Bonelli Editore ad affiancare al mensile una seconda serie dedicata alle avventure giovanili di Ian e della sua crew. Da allora son trascorsi alcuni mesi e sono affiorate pochissime novità riguardo il progetto il cui temporaneo nome in codice è Young Dragonero. Almeno fino a oggi.

Il sito della casa editrice, infatti, nel comunicare che Dragonero è stato "ospite" di Cartoons on the Bay (festival dell'animazione televisiva organizzato dalla Rai e tenutosi la scorsa settimana) e nel confermare che Rai Fiction è interessata a realizzare un cartone animato in 2D che adatti sul piccolo schermo le gesta del personaggio, ha svelato che nella trasposizione si adotterà uno stile di disegno simile a quello di Young Dragonero. E per farci capire di cosa si parla sono state pubblicate tre splendide illustrazioni di Riccardo Crosa (disegni) e Paolo Francescutto (colori) realizzate proprio per il progetto al quale stanno lavorando da diverso tempo ormai Luca Enoch, Stefano Vietti e uno staff di giovani talenti, tra i quali spicca proprio Crosa.

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venerdì 8 aprile 2016

LA DC COMICS LANCIA "YOUNG ANIMAL" NUOVA ETICHETTA AFFIDATA A GERARD WAY NATA CON L'INTENTO DI INTERCETTARE I GUSTI DEI NUOVI LETTORI



La DC Comics lancia Young Animals, nuova etichetta affidata alla Pop Star
Gerard Way nata con lo scopo "di intercettare il gusto delle nuove
generazioni di lettori"


Circa cinque anni fa la DC Comics, assorbita da DC Entertainment, decise di riorganizzare il suo parco testate, rilanciando il suo universo supereroistico e ridimensionando la linea per lettori maturi, la Vertigo, dalla quale estrapolò molti dei suoi personaggi più caratteristici e distintivi facendoli confluire nel DC Universe (Animal Man, Swamp Thing, John Constantine...).
Una strategia volta a rinforzare il controllo sui personaggi di proprietà della casa editrice (tutti pronti a essere sottoposti a un trattamento cine/televisivo), le cui comprensibili finalità non hanno evitato che gran parte degli autori al lavoro (senza troppi limiti creativi e con discrete percentuali di royalties) per l'etichetta decidessero di trasmigrare verso altri lidi (Image Comics in primis).

Depotenziata dei suoi personaggi più rappresentativi e priva (o quasi) della creatività dei più talentuosi degli autori al lavoro per l'etichetta, la capacità della Vertigo di influenzare le tendenze artistiche del mercato è stata fortemente ridimensionata, finendo per essere relegata alla produzione di poche serie davvero degne di nota e una moltitudine di progetti commercial/nostalgici del calibro di Before Watchmen o l'effimero seguito di 100 Bullets (o ancora adattamenti a fumetti di videogame e romanzi di successo). Orfana di Karen Bergen, la storica editor, e priva di una direzione creativa la Vertigo è ormai tramontata. Forse per questo motivo DC Entertainment, dopo aver perso (molto) terreno su un campo che essa stessa aveva contribuito a creare anziché concentrare gli sforzi per rilanciare la Vertigo, ha deciso di puntare al rialzo e dare vita a un esperimento fin qui quasi mai provato: creare una divisione editoriale interamente gestita da un solo autore.

Nasce così Young Animal, un nuovo imprint affidato completamente alla supervisione di Gerard Way (autore di the Umbrella Academy per la Dark Horse e star della musica pop con il gruppo My Chemical Romance). A dare l'annuncio è stato lo stesso Way che, nel corso della Emerald City Comic Con,  ha dichiarato: "La DC mi ha concesso di avere un'etichetta tutta mia, si chiamerà Young Animal. Il primo titolo che sarà pubblicato è Doom Patrol".

La nuova Doom Patrol
protagonista del lancio dell'etichetta
Young Animal

Scritta dallo stesso Gerard Way e affidata ai disegni di Nick Derington, la nuova Doom Patrol (e l'etichetta che l'ospiterà) farà il suo debutto a settembre nello spirito della ormai classica gestione della serie che contribuì a lanciare Grant Morrison nell'olimpo degli sceneggiatori, senza però tralasciare la storia del supergruppo e il contributo che a esso hanno dato gli altri autori che ci hanno lavorato.

Subito dopo il lancio della Doom Patrol, sarà la volta di Shade, the changing girl (di Castellucci e Zarcone), Cave Carson has a cybernetic eye (testi di Way e Rivera, disegni di Michael Avon Oeming) e Mother Panic (Houser e John Paul Leon); "abbiamo realizzato che il mercato sta cambiando" ha aggiunto Jim Lee "vogliamo indirizzare questo cambiamento, vogliamo produrre serie che provvedano a soddisfare le richieste delle nuove fasce di pubblico, persone che non si son mai fatti incuriosire dai fumetti di supereroi e sono attratti da qualcosa di diverso. Diamo davvero contenti che Gerard abbia deciso di tornare, e di farsi coinvolgere maggiormente, al mondo dei fumetti". 

shade, the changing girl
In una intervista rilasciata alla rivista Rolling Stone, Way ha ulteriormente specificato la sua visione della nuova etichetta: "Continuo ad avere uno splendido rapporto con la Dark Horse. Non collaboro in esclusiva con la DC, ma al tempo stesso, sono talmente impegnato, che non so quando avrò tempo per fare altro (incluse le nuove storie di The Umbrella Academy - ndStefano). Sono davvero coinvolto in questa etichetta, e per questo motivo le dedicherò moltissime cure e attenzione, e ho intenzione di farlo per molto tempo. Voglio che Young Animal diventi un punto di riferimento. Voglio che diventi il punto di partenza per molte serie che forniscano interpretazioni diverse, interessanti, sperimentali di molti personaggi ed eroi della DC e del DC Universe".

giovedì 7 aprile 2016

IMAGE EXPO: ERIC STEPHENSON MOTTEGGIA: "NULLA E' IMPOSSIBILE", E TRA L'ANNUNCIO DI NUOVE (ECLATANTI) SERIE NASCE LA CAMPAGNA DI SCOUTING "CREATORS FOR CREATORS"


Image Expo: Eric Stephenson afferma: "nulla è impossibile!" e tra l'annuncio delle nuove serie
di Brian Azzarello, Eduardo Risso, Rick Remender, Jerome Opena, Ed Brubaker, Sean Phillips
viene lanciata la campagna di scouting Creators for Creators


Da alcuni anni ormai la Image Expo si è affermata come la più importante convention statunitense dedicata al mondo del fumetto. L'approdo presso la casa editrice di alcuni dei maggiori talenti del comicdom statunitense e il successo crescente che le pubblicazioni stanno riscuotendo, nonché la capacità di attrarre un pubblico nuovo e diverso da quello solitamente interessato ai soli fumetti di supereroi oltre al fatto che la convention è dedicata esclusivamente al fumetto e ai suoi creatori, hanno fatto sì che l'attenzione di tutti gli appassionati del settore si concentri su Image Expo e sugli annunci fatti durante il suo svolgimento.
Il motto di questa edizione, più volte pronunciato da Eric Stephenson nel corso della sua conferenza, è "nulla è impossibile!".  Negli Stati Uniti, ha spiegato Stephenson, negli ultimi anni sono stati registrati dei cambiamenti che fino a pochissimo tempo fa sarebbero stati impensabili, come il matrimonio per le coppie gay o la parziale legalizzazione della marijuana, è davvero, dunque, impossibile credere che si possa suscitare l'interesse del pubblico femminile nei confronti dei fumetti? Non è più strano, invece, che siano solo pochissime persone a scandalizzarsi per il poco interesse che le ragazze sembrano avere per la lettura dei fumetti?

Nulla è impossibile, dunque, soprattutto se qualsiasi sfida la affronta con impegno e con duro e serio lavoro. "La Image è riuscita nel suo intento originale per lo stesso motivo per il quale tutte le buone iniziative vanno a buon fine: i sette artisti che fondarono la casa editrice ci credevano talmente a fondo che lavorarono con impegno infaticabile affinché i loro sogni diventassero realtà".

"Nulla è impossibile se ti concentri sul tuo lavoro. Non è sufficiente credere semplicemente nel cambiamento, ma è necessario partecipare attivamente affinché questo sia fatto. Successi, fallimenti, l'uno non esclude l'altro. Ma per ottenerne uno, che sia un successo o un fallimento, non dovrete far altro che lavorare. Nulla è impossibile, non dovete fare altro che concentrarvi sul vostro lavoro". 

Moonshine
copertina di una delle serie tra le più attese
tra quelle annunciate nel corso della Image Expo


Dopo di che è stata annunciata la solita sequela di (interessantissime) novità che offrono un mix di serie realizzate da autori che da tempo collaborano con la Image (come nel caso di Jonathan Hickman e Tomm Cocker che realizzeranno Black Monday Murders, un drama ambientato nel mondo dell'alta finanza, o di Rick Remender e Jerome Opena che si riuniranno per una nuova serie fantasy prevista per l'autunno o, ancora, la consolidata coppia formata da Ed Brubaker e Sean Phillips che continuerà a esplorare i luoghi oscuri dei bassifondi criminali) e da debuttanti assoluti, come nel caso di Brian Azzarello e Eduardo Risso (che con la loro Moonlight proveranno a rinverdire i fasti di una collaborazione nata e cementificata con 100 Bullets) o di Karen Berger, ex-editor storica della Vertigo, che si occuperà di supervisionare Surgeon X, serie dedicata a un chirurgo che mette in gioco la sua stessa vita per salvare quella di persone che hanno bisogno delle sue cure.

Creators for Creators
la Image Comics lancia una campagna di reclutamento di nuovi talenti
sostenuta dai "vecchi" talenti


Ma l'annuncio che più ha suscitato il mio interesse è stato quella relativa al lancio dell'iniziativa Creators for Creators.

La carriera di quasi tutti gli autori di fumetti ha inizio grazie alle autoproduzioni, albi stampati con i propri risparmi al solo scopo di farsi conoscere durante le convention dedicate ai comics ed essere utilizzati come biglietti da visita agli editor delle case editrici alle quali ci si presenta. Albi che spesso rappresentano un vero e proprio sacrificio economico per i giovani aspiranti autori, e che altrettanto spesso si trasformano un ostacolo per le ambizioni di alcuni di essi. Per questo motivo Image Comics e Iron Circus hanno deciso di unire le forze per creare un fondo di 30,000 $, un premio da conferire a un autore o a un team creativo per incoraggiarne e sostenerne i primi passi nel mondo del fumetto. All'iniziativa hanno entusiasticamente aderito autori del calibro di Charlie Adlard, Jordie Bellaire, Kelly Sue DeConnick, Matt Fraction, Kieron Gillen, Robert Kirkman, Jamie McKelvie, Declan Shalvey, Fiona Staples e molti altri. Sarà possibile inviare i propri progetti a partire da maggio.
"La Image è con tutta probabilità il luogo nel quale attualmente nascono i migliori fumetti proposti sul mercato. Siamo alla ricerca di persone affamate e che sono semplicemente alla ricerca di una piccola opportunità. Siamo ben consci che c'è una quantità spropositata di persone dotate di un talento super e che hanno bisogno di una piccola possibilità. Il nostro scopo è che questo progetto cresca. Non vogliamo che si tratti di un caso isolato".

mercoledì 6 aprile 2016

HULK LA SERIE TV: QUEL CAMBIO DI NOME CHE TANTO FECE ARRABBIARE STAN LEE (E ALTRI RETROSCENA...)



I due volti della serie TV de l'incredibile Hulk
Bill Bixby e Lou Ferrigno. 
Nel 1977 la CBS tentò il non facile esperimento di adattare L'Incredibile Hulk trasferendo le avventure del gigante di giada dalla carta al piccolo schermo. Per poter compiere una tale operazione furono necessari molti interventi sul personaggio, ambientazione, storie e dinamiche narrative. Se la serie a fumetti era, infatti, dedicata alle gesta del mostruoso e suscettibile gigante, spesso impegnato suo malgrado in combattimenti distruttivi con gli avversari turno, e alla disperata ricerca della sua controparte umana di una cura, la serie TV si trasformò in un malinconico road movie, incentrato sulle vicende dell'uomo in fuga dal mostro, con questi nel ruolo di deus ex-machina pronto a intervenire ogni qual volta la situazione diveniva ingestibile per un semplice uomo.

Lou Ferrigno
nei panni de
L'incredibile Hulk
Tra i tanti cambiamenti apportati al personaggio spicca quello del nome
dell'alter ego umano di Hulk, quello che nei fumetti era conosciuto come Bruce Banner sul piccolo schermo diventò David Banner. Un cambiamento che, da ragazzino, davvero non riuscivo a spiegarmi e che, con il tempo, ho scoperto che ha infastidito anche Stan Lee, co-creatore del personaggio. Stan Lee non accettò il cambiamento del nome del personaggio e fece di tutto affinché la produzione non intervenisse. Una battaglia persa che, ancora oggi, a distanza di quasi quaranta anni sembra bruciargli. In una intervista rilasciata un po' di tempo fa, il sorridente Stan interrogato in proposito ha spiegato che il cambio di nome fu voluto perché all'epoca il nome Bruce era considerato un nome effemminato. Stando a quanto racconta Lee, dunque, i produttori di Hollywood decisero che il nome andava assolutamente cambiato, e poco importava che nella serie TV Banner fosse sposato, il matrimonio non fu considerato una prova sufficiente della sua mascolinità.

Bill Bixby
interprete di
David Bruce Banner
 Se questa è la versione di Stan Lee, molto diversa è quella che Kenneth Johnson, l'executive producer della serie, da oltre trentacinque anni continua a raccontare. Nel 1980, infatti, Johnson rilasciò un'intervista alla rivista The Hulk! Magazine nella quale spiegò: "I nomi con allitterazioni sono troppo fumettosi, al punto da risultare sciocchi. La sonorità del nome Bruce Banner non donava al personaggio quella sensazione di adulta intelligenza che gli conferiva il nome David. David Banner è un nome solido, diverso, non è una allitterazione e non è fumettoso".

Nel 2003 Johnson ha avuto l'opportunità di tornare sull'argomento, nei contenuti speciali presenti all'interno della raccolta in dvd, il produttore esecutivo della serie, oltre a fornire la medesima versione dei fatti, ha aggiunto che il nome David fu scelto perché si trattava del nome del suo figlio primogenito. Sempre durante questa intervista, Johnson smentisce la versione di Stan Lee, spiegando che un doveroso omaggio al nome originale del personaggio fu fatto al termine dell'episodio pilota della serie; nelle ultime sequenze del film, infatti, David Banner, creduto morto si reca a rendere omaggio alla sua lapide... e su questa è inciso il suo nome completo: David Bruce Banner. Un piccolo omaggio al personaggio originale per sedare il disappunto di Stan Lee. Un omaggio che, a quanto pare, non ha raggiunto il suo scopo.

La cosa che fa davvero sorridere però riguarda l'allitterazione presente nel nome dell'attore protagonista dello show, Bill Bixby. "Non ci avevo mai pensato!" ha esclamato Johnson all'intervistatore della rivista Back Issue che gli faceva notare la curiosità. E come se non bastasse, il ruolo della guest star femminile del primo episodio della serie fu affidato a Susan Sullivan. "Be' in effetti, devo dire che avevo torto. Ero talmente accecato dalle allitterazioni presenti in nomi come Clark Kent, Lana Lang e Lois Lane che non mi sono mai guardato in torno per rendermi conto di quanto avessi torto". 

Allitterazioni a parte, se Kenneth Johnson avesse avuto piena libertà, ci sarebbero stati altri motivi di disappunto per Stan Lee. Il produttore esecutivo, infatti, avrebbe voluto cambiare anche il colore della pelle del mostruoso gigante: "Ebbi un sacco di discussioni con Stan Lee e la produzione sul significato che la pelle verde di Hulk potesse assumere. Che cosa significava? Sarebbe stato l'invidioso Hulk? La rabbia viene in genere identificata con il rosso. Per me Hulk avrebbe dovuto essere rosso. Mi diedi davvero molto da fare per cambiare il suo colore da verde a rosso, ma mi avevano già permesso di cambiare il nome del personaggio... su questo cambiamento non riuscii ad averla vinta. Una cosa per me molto frustrante".

Chissà cosa avrà pensato Kenneth Johnson quando, a distanza di tre decadi, Jeph Loeb e Ed McGuinness inventarono la versione rossa di Hulk!


Red Hulk
Ed McGuinness

sabato 26 marzo 2016

JONATHAN HICKMAN ALLA DC COMICS?




Mentre sugli scaffali delle fumetterie italiane si appresta a esordire la NUOVISSIMA MARVEL, il restyling dell'universo Marvel nato sulle ceneri di quello creato da Stan Lee, Jack Kirby e soci, dagli USA giunge, non ufficialmente confermata, notizia che Jonathan Hickman, deus ex machina di Secret Wars, sarebbe in procinto di occuparsi di una delle nuove serie DC Comics che saranno lanciate durante il rilancio narrativo denominato Rebirth.

A darne notizia è lo stesso autore attraverso il suo account su twitter



Non ci resta che aspettare poche ore per averne l'ufficialità.

giovedì 24 marzo 2016

SPIDER-GWEN RADDOPPIA (O QUASI!), ROBBIE RODRIGUEZ LASCIA (I COMICS)


Gwenom
variant cover di Rob Guillory



L'inaspettato successo di Spider-Gwen, la Spider-Girl proveniente da una realtà alternativa in cui non è stato Peter Parker l'ignara vittima del morente ragno radioattivo ma, bensì, la bionda Gwen Stacy (vicende che potrete cominciare a leggere proprio in questi giorni sull'omonima serie bimestrale lanciata dalla Panini Comics), ha generato, come spesso accade una serie di personaggi e nuove serie che sembrano ricalcarne ambientazioni, atmosfere e protagonisti (Gwenpool, la fusione tra Gwen Stacy e Deadpool vi dice nulla?).

Uno sfruttamento che non sembra però aver intaccato i consensi di Spider-Gwen, protagonista di una bella serie regolare scritta da Jason Latour e affidata (ancora per poco) alle matite di Robbie Rodriguez. Mentre sulle pagine della serie si appresta a iniziare un nuovo ciclo narrativo il cui nome è tutto un programma (Gwenom!), l'artista ha annunciato che la realizzazione di questo ciclo segnerà anche il suo addio al mondo dei comics, mondo che lascerà per dedicarsi ad un'altra professione.

Prima di lasciare Gwen e il mondo dei comics, Robbie Rodriguez ci delizierà ancora per un paio di anni con il suo lavoro; Gwenom, infatti, inizierà sul finire di quest'anno e durerà all'incirca dodici mesi. "La storia è stata approvata, ma ci è stato richiesto di addolcirne i contenuti, che risultano smorzati almeno del 50% rispetto alla proposta originale" ha dichiarato Rodriguez ai microfoni di Newsarama "nella tradizione di Spider-Gwen, abbiamo creato un altro nome frutto di un gioco di parole che ci siamo inventati al bar". Rodriguez ha buone speranze riguardo questo nuovo personaggio e non esclude che possa diventare protagonista di uno spin-off, di cui non sarà comunque lui a occuparsi.

Spider-Gwen
nelle matite di Robbie Rodriguez

giovedì 17 marzo 2016

FRANK MILLER: BATMAN, IL FILM CON DARREN ARONOFSKY (MAI REALIZZATO) SUL CAVALIERE OSCURO E DONALD TRUMP




Ben Afleck ed Henry Cavill
faccia a faccia nello scontro del secolo
Batman contro Superman


Alla stregua degli eroi di cui racconta le gesta Frank Miller è un duro. Colpito da gravi problemi di salute, Miller si è allontanato per un po' dallo scenario del mondo del fumetto, ma sebbene visibilmente provato e segnato dalla malattia che lo ha colpito ha effettuato un tour mondiale (che lo ha visto anche a Roma) per la presentazione di Sin City 2. Presumibilmente superata la fase critica, l'autore è tornato anche al mondo del fumetto e al personaggio che più popolarità e soddisfazioni ha gli donato nel corso della sua carriera: Batman. Per il cavaliere oscuro Miller ha scritto il soggetto di DKIII - The Master Race, atto terzo dell'epopea crepuscolare dedicata all'uomo pipistrello. La concomitante uscita della nuova miniserie e l'arrivo nei cinema di tutto il mondo di Superman vs. Batman (pellicola fortemente influenzata dalle opere di Miller) ha spinto Miller a interrompere anche il silenzio mediatico, concedendo una interessantissima intervista al sito The Hollywood Reporter. Un'intervista nella quale lo scrittore parla a 360 gradi, non risparmiando la sua opinione sulla attuale corsa elettorale, sul suo rapporto con i film e telefilm di DC e Marvel e sul trattamento riservato agli autori. 

Frank Miller nel suo ufficio in una recente fotografia scattata il 23 Febbraio
(foto di Allison Michael Orenstein - (c) The Hollywood Reporter )

Una delle cose che ti hanno portato a creare Dark Knight Returns fu il coinvolgimento in una serie di rapine. Che cosa accadde?

Accade qualcosa di profondamente degradante quando, per la prima volta, ti ritrovi in ginocchio a terra perché qualcuno ti ha dato un pugno nello stomaco e hai una pistola puntata alla testa. In quel momento capisci di trovarti completamente alla mercé di qualcun altro. In quel momento, non puoi fare nulla. C'è qualcosa di talmente umiliante nel vivere una situazione del genere.
Aver vissuto una situazione di questo tipo mi fece realizzare che Batman era il simbolo più potente tra quelli a disposizione della DC Comics. Certo, Superman può volare, ma Batman mi ha riportato a immedesimarmi in quell'uomo che era spaventato e, allo stesso tempo, mi ha fatto calare nei panni di quella persona che può arrivare e salvarlo. E' un mito perfetto.

Cosa lo rende così mitico?

Batman non è interessante perché ha una macchina figa. Che la abbia è una cosa grandiosa. Ma è interessante perché raddrizza ciò che non va nel mondo. A porta ordine laddove c'è caos. Soprattutto quando sei ragazzino. Hai bisogno di qualcuno, anche se si tratta di un personaggio immaginario, che ti dica che il mondo può avere un senso e che i buoni hanno la possibilità di vincere. E' per questo che ci sono gli eroi.

Il tuo Dark Knight è pieno di messaggi politici, così come la politica ha influenzato gran parte delle tue opere. Hai qualcosa da dire riguardo la attuale campagna elettorale? La stai seguendo?

"Sì la sto seguendo, ma solo per farmi quattro risate. E' un po' troppo presto per prenderla sul serio. Credo che sia un grande momento per essere un cartoonist. Nessuno avrebbe avuto la capacità di immaginarsi un buffone più grande di Donald Trump. Il fatto che si pensi che possa diventare il presidente degli Stati Uniti è lo scherzo più divertente che io abbia letto da molto molto tempo a questa parte. Almeno è quello che spero."

La copertina dell'edizione italiana
de "Il ritorno del cavaliere oscuro"

Qualcuno ha detto che hai trasformato Batman in un fascita. Sei d'accordo?

Tutti quelli che pensano che Batman sia un fascista dovrebbero analizzare le proprie idee politiche. Il cavaliere oscuro, se proprio vogliamo definirlo, è un liberista. I fascisti impongono alla gente come devono vivere. Batman si limita a imporre ai criminali di fermarsi.

Marzo per te è un grande mese se si ragiona in termini di adattamenti cinematografici di tue opere. Batman vs Superman è fortemente influenzato dalle tue opere, mentre nella seconda stagione di Daredevil assisteremo al debutto di unn tuo personaggio, Elektra. Vedrai il film e la serie TV?

No. Non lo farò con Batman, non lo farò con Daredevil. Non ho alcun diritto ad essere possessivo, ma dopo aver lavorato su un personaggio, per me è molto difficile guardare un'altra interpretazione che non sia la mia. Tuttavia, gran parte di ciò che fanno, non fa altro che innervosirmi. Così ho la tendenza a non vedere nulla di ciò che fanno, salvo alcune eccezioni.

Elektra - la letale ninja creata da Frank Miller
presto protagonista della seconda stagione della serie TV,
 coprodotta da Marvel Studios e Netflix,
Daredevil 


Sei stato pagato per l'utilizzo del personaggio di Elektra o per il fatto che siano state utilizzate alcune tue trame?

No. Non so se sanno che io esisto. Vediamo se nei titoli di coda mi accrediteranno per aver creato Elektra.

La Marvel dovrebbe pagarti, giusto?

Non sono in corsa per la campagna presidenziale. Non voglio diventare uno di quei vecchi incattiviti che imbracciano un'ascia, sperando di essere pagati meglio. Ho fatto del mio meglio per preparare la strada alle nuove generazioni di artisti,affinché in futuro possano essere trattati meglio di come sia stato trattato io. E questo è tutto quel che ho potuto fare. Al di là di questo, potrei lamentarmi su cose per le quali non ho alcun controllo. Ma ho firmato tutti i contratti che ho firmato e mi è piaciuto lavorare nelle condizioni in cui ho lavorato. E non sto piagnucolando per questo. Ho vissuto bene.

Cosa hai appreso dalla tua esperienza a Hollywood?

Devi essere straordinariamente duro e tenace. Devi essere consapevole di quel che stai facendo. Non devi permettere che nulla ostacoli il tuo cammino. Ma, nel contempo, devi cercare di essere il più persuasivo possibile. Stai lavorando con danaro che appartiene altre persone, e realizzare un film costa davvero tanto. Il danaro è il fattore predominante, il che ha sia aspetti positivi che negativi. Quando devi realizzare qualcosa che richiede un così forte impegno economico, tutti ne sono spaventati. E le persone tendono a essere caute proprio quando c'è bisogno di essere coraggiose.

Per parlare della tua prima esperienza a Hollywood, dobbiamo tornare agli anni '90, quando fosti chiamato per scrivere i seguiti di Robocop. Come andarono le cose?

Non andarono molto bene perché non avrebbero potuto. Non mi va di lamentarmi di quanto accadde. Ero inesperto. Indisciplinato. Ero un pessimo mediatore, incapace di gestire il lavoro, non scrissi dei buoni film. Non ho alcun rimpianto se non quello che avrei potuto fare un lavoro migliore.

Volgendo lo sguardo all'indietro, su The Spirit, c'è nulla che avresti fatto in maniera diversa?

Lo farei meglio. Non so se questo avrebbe influenzato l'esito del film o le reazioni che ha suscitato - influiscono tanti fattori differenti - ma avrei fatto un lavoro migliore, e questo è tutto ciò che potrei promettere.

the Spirit, il personaggio creato da Will Eisner portato sul grande schermo,
senza troppo successo, da Frank Miller


Hai lavorato al fianco di Darren Aronofsky su un progetto cinematografico incentrato su Batman che non ha mai visto la luce. Cosa accadde?

Era la prima volta che lavoravo su un progetto di Batman collaborando con una persona che aveva una visione del personaggio più oscura della mia. Il mio Batman, era considerato da lui troppo cordiale.Ne avremmo potuto discutere, e avrei potuto dire "Batman non farebbe una cosa del genere, non torturerebbe nessuno", e cose del genere. Ne venne fuori una sceneggiatura confusa, che ci venne splendidamente ricompensata, ma poi alla Warner la lessero e dissero: "questo film non lo vogliamo fare". Il produttore esecutivo voleva fare un film di Batman alla cui visione avrebbero potuto assistere anche i sui figli. E non era questo il caso. Non c'erano giocattoli. La Batmobile era solo un'auto addobbata. E Batman avrebbe rinunciato alla sua fortuna per vivere una vita da strada, in modo che sarebbe stato in grado di sapere cosa prova la gente comune. Avrebbe costruito la sua personale versione della Batcaverna in un tunnel abbandonato della metropolitana. E avrebbe creato Batman indossando un mucchi di stracci, con lo scopo di combattere il crimine e le forze di polizia corrotte.

Perché non hai provato a farne una Graphic Novel?

Forse lo farò.

DK III - The Master Race

mercoledì 9 marzo 2016

USA: LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DONALD TRUMP OSSERVATA ATTRAVERSO LE REAZIONI DEL COMICDOM

Banner pubblicitario per la campagna elettorale di Loki
realizzato dalla Marvel per pubblicizzare il lancio della nuova serie sul web


Le primarie per la campagna elettorale per le elezioni presidenziali statunitensi sono ormai entrate nel vivo. La selezione dei candidati alla presidenza, salvo improbabili colpi di scena, sembra essere fatta. Così, mentre gli elettori democratici pare abbiano deciso di puntare sulla continuità rappresentata da Hilary Clinton, gli elettori repubblicani si sono fatti convincere dal miliardario Donald Trump, personaggio controverso capace di utilizzare il linguaggio della gente comune, un linguaggio diretto, privo di fronzoli, alle volte scorretto ma che risulta, però, capace di parlare alla pancia degli elettori più conservatori, seducendoli con promesse (apparentemente) irrealizzabili ma che di certo solletica le loro fantasie e gli consegna (almeno nei sogni e nelle ambizioni) l'immagine o il sogno degli Stati Uniti egemoni e potenza trainante del mondo.

Panciuto, arrogante, con un linguaggio tanto diretto quanto scorretto e con un improbabile toupet, Donald Trump è diventato immediatamente bersaglio di durissime critiche e altrettanti sfottò; l'impatto del miliardario nel dibattito politico è stato, ovviamente, devastante e non ha lasciato indifferente nemmeno la comunità fumettistica che, al pari delle altre, non si è assolutamente risparmiata. Qualche tempo fa (ve ne parlai QUI) è stata la scrittrice G. Willow Wilson (nota per il fortunato lancio di Miss Marvel, la prima eroina musulmana ad essere protagonista di una collana a lei intitolata) a stigmatizzare la donazione compiuta da Ike Perlmutter (CEO della Marvel) per la campagna elettorale di Trump. Ma da allora sono stati davvero tanti a prendere posizione.

Tra questi Frank Miller. Il celebrato autore di Batman: Year One e di The Dark Knight Returns, nel corso di una intervista rilasciata di recente al sito The Hollywood Reporter, interrogato sulla campagna elettorale ho dichiarato: "Sto seguendo la campagna elettorale solo per amore per il senso dell'umorismo. E' un po' troppo presto per prenderla sul serio. Credo che sia un grande momento per essere un cartoonist. Nessuno avrebbe avuto la capacità di immaginarsi un buffone più grande di Donald Trump. Il fatto che si pensi che possa diventare il presidente degli Stati Uniti è lo scherzo più divertente che io abbia letto da molto molto tempo a questa parte. Almeno è quello che spero."

Skottie Young e Jason Latour hanno, invece, contribuito realizzando delle caricature che paragonano l'aspirante presidente a due personaggi della letteratura. Il malefico pagliaccio di IT...

Donald Trump
visto da Skottie Young

e Humpty Dumpty che dondola sul muro (forse quello che Trump vorrebbe far costruire, a spese dei messicani, al sud degli USA al confine con il Messico)
L'interpretazione fornita da Jason Latour

Sempre nel solco del clamore suscitato dalla campagna elettorale, ma naturalmente non in aperto contrasto con il candidato repubblicano, si è inserita anche l'improbabile iniziativa lanciata, attraverso un tweet, dalla Marvel.

Il tweet/sondaggio con il quale la Marvel ha chiesto ai suoi lettori se avrebbero
votato per Loki, Dio dell'inganno e fratello del più nobile Thor

La casa delle idee ha infatti chiesto ai suoi lettori se avrebbero votato, alle prossime presidenziali, Loki come candidato. La risposta, prevedibile e al contempo preoccupante, è stata decisamente positiva. Dopo aver raccolto l'esito del sondaggio, la Marvel ha svelato di essere in procinto di lanciare una nuova serie dedicata al fratellastro malvagio di Thor. Una collana che sarà incentrata proprio sulla corsa del Dio della menzogna e dell'inganno alla poltrona presidenziale. Il lancio, studiato ad arte, prevede slogan e teaser elettorali. E soprattutto fa leva su una sola parola, BELIEVE (credere) all'interno della quale è però evidenziata LIE (menzogna).

Vote Loki


Copertina Variant della nuova serie
dedicata alla corsa alle presidenziali di Loki




mercoledì 24 febbraio 2016

LE ORIGINI SEGRETE DI DEADPOOL: NATO DALLA MATITA DI ROB LIEFELD QUASI PER SFIDA ALL'AMICO TODD McFARLANE


Deadpool

La storia dei comics è spesso caratterizzata da autori, personaggi e fatti che hanno dell'incredibile, una combinazione di persone, idee e personaggi che ha portato (o porterà) a eventi irripetibili. E se pensiamo a eventi irripetibili, anche se forse sarebbe meglio parlare di anni irripetibili, non possiamo che tornare indietro nel tempo, fino agli anni '90.

Il grande clamore suscitato da alcune opere imprescindibili pubblicate nelle seconda metà del decennio precedente (non sto neanche a ripetevi quali...) misero il comicdom sotto le luci dei riflettori; complice l'avvento di MTV, un canale televisivo pensato per produrre contenuti per un pubblico giovane (con un linguaggio fresco e argomenti inediti), i comics riuscirono a suscitare l'interesse di centinaia di migliaia di nuovi lettori, con gli autori più rappresentativi che in breve tempo diventarono famosi come rock star. Todd McFarlane, Erik Larsen, Rob Liefeld, Jim Lee, Simon Bisley... bastava il nome di uno di questi artisti in copertina per far impennare le vendite di una serie facendola scoprire e amare dal grande pubblico.

Ryan Raynolds e Rob Liefeld
(interprete e creatore di Deadpool)


In questo contesto storico, fatto di autori più che convinti delle proprie capacità (e spesso totalmente incuranti dei propri evidenti limiti) impegnati a confezionare storie ipercinetiche con eroi cazzutissimi e spietati che vede la luce, quasi per gioco, uno dei personaggi più folli e simpatici (nonché tra i pochi nuovi di zecca in grado, nell'ultimo ventennio, di imporsi all'attenzione dei lettori) tra quelli presenti sulla scena dei comics: Deadpool.

La cosa più divertente è che, come spesso accade quando c'è da prendere appuntamenti con la Storia (sia anche solo quella del fumetto...), Deadpool è nato per gioco. Frutto di una amichevole presa in giro tra due degli autori più amati di quegli anni: Todd McFarlane e Rob Liefeld! Due autori che avevano in comune il tratto ipercinetico, lo smisurato amore dei fan e una incredibile amicizia (che da lì a poco li avrebbe condotti a fondare la Image Comics). Il grande apprezzamento dimostratogli dai lettori rese rapidissima la loro ascesa all'interno della Casa delle Idee, una rapidissima carriera che in breve fece affidare loro due delle testate più importanti e di maggior successo della casa editrice: Spider-Man e X-Force.

Rob Liefeld e Todd McFarlane nei primi anni '90

Todd McFarlane, di sei anni più anziano dell'amico, assunse quasi un ruolo da fratello maggiore nei confronti di Liefeld. Un ruolo nel quale si calò con serietà, divenendone confidente e consigliere; fino a metterlo in guardia sulle difficoltà che avrebbe potuto incontrare cimentandosi nella realizzazione di fumetti dedicati a supergruppi, fumetti dalle tavole stracolme di personaggi (al contrario di quanto capitava invece a lui, autore di Spider-Man, personaggio solitario e, per di più, con il volto coperto da una maschera - dunque molto più semplice da disegnare).

"Amico, ti vedo messo male! Mi ripete spesso Todd" raccontò, durante un incontro con i lettori tenutosi nel corso di una delle edizioni di inizio anni '90 della Amazing Huston Con, Rob Liefeld "Disegni pagine sulle quali ci sono sette ragazzini, e tu devi disegnare i loro volti. Allineare gli occhi, disegnare i loro capelli. Mentre io mi occupo di Spider-Man. Per finire una tavola non devo fare altro che disegnare un grande ovale e due occhioni. Fatto! Tu devi disegnare facce, io disegno ragnatele!"

A confronto due tavole realizzate rispettivamente da Rob Liefeld
(a sinistra, nello "splendore" della resa della carta newspaper) e
Todd McFarlane (a destra)


Fu così che Liefeld decise di creare la sua versione di Spider-Man. Nel presentare il progetto alla Marvel, l'autore racconta che disse al suo editor dell'epoca: "Si tratterà di una versione malvagia di Spider-Man. Con spade e pistole. Il mio uomo ragno avrà pistole e katane!"

Da lì a poco, quindi, sulle pagine di New Mutants 98 fece il suo debutto Deadpool.

il debutto di Daedpool! 

Il resto, come si suol dire in questi casi, è storia. La prima apparizione di Deadpool fu un tale successo che Bob Harras immediatamente chiese a Liefeld di far tornare al più presto possibile in scena il personaggio. Al punto che pur di avere il personaggio sulle pagine di X-Force (testata che soppiantò e rilanciò New Mutants, conclusasi con il numero 100) l'editor delle collane mutanti volle inserire una pagina di "Guida di Cable" dedicata proprio alla presentazione del mercenario chiacchierone. Mercenario che, a testimonianza della inaspettata popolarità, infranse un altro record: fu il primo eroe a cui fu dedicata una card da collezione dopo una sola apparizione su una serie Marvel.

la card dedicata a Deadpool

lunedì 22 febbraio 2016

LA DC COMICS E' IN CRISI? FORSE, MA DI SICURO E' PRONTA A RINASCERE!

Il sipario è pronto a riaprire sulla 
rinascita del DC Universe

Complice il naturale ritardo temporale che caratterizza le pubblicazioni italiane da quelle statunitensi, mentre qui da noi cominciano a vedersi le conseguenze di Convergence (mega-eventone pubblicato qualche mese fa dalla DC Comics) e cominciamo a fare i conti con le conseguenze che l'evento ha provocato all'universo di Superman e soci, già cominciamo ad avvertire gli echi del prossimo rilancio che deflagrerà in tutta la sua potenza nella prossima estate negli USA (e con tutta probabilità a fine anno qui da noi).

L'operazione narrativo-commerciale denominata DC YOU, quella sotto la cui etichetta abbiamo assistito al debutto del nuovo Batman-Evengelion o dell'uomo d'acciaio depotenziato in blue jeans non ha suscitato l'interesse degli appassionati (che non smettono mai di dimostrare di essere molto più svegli di quanto li ritengano gli strateghi delle major) costringendo la casa editrice a un repentino (sebbene, stando alle dichiarazioni dei capi, programmato) aggiustamento di rotta.

alcuni teaser pubblicitari per il lancio del DC YOU

DC Rebirth, questo il nome, decisamente programmatico, dato al piano di rilancio, sarà una operazione progettata per agire a 360° gradi, che prevede di agire sia dal punto di vista artistico che da quello commerciale. Partendo da quest'ultimo aspetto, tutte le testate saranno rilanciate con un nuovo numero uno, anzi quasi tutte, faranno eccezione Action Comics e Detective Comics. Le due collane decane del fumetto supereroistico statunitense (per i più distratti, si tratta delle serie sulle quali hanno debuttato Superman e Batman) riprenderanno la storica numerazione abbandonata con l'avvento del New 52. Le altre due novità più eclatanti saranno quelle relative al prezzo di copertina, che scenderà da 3,99 $ a 2,99 $, e la periodicità che, per 17 delle 32 nuove uscite previste, passerà da mensile a quindicinale (preparatevi, dunque, a doppie razioni di Aquaman, Lanterna Verde, Freccia Verde, Flash, Wonder Woman, Nightwing, Justice League, Justice League America, Cyborg, Harley Quinn e, naturalmente, Batman e Superman).

Ancora qualche teaser del DC YOU

Il tema portante di DC Rebirth sarà il senso di appartenenza, il retaggio, l'eredità che lega indissolubilmente tra loro la nuova e la vecchia incarnazione dell'universo DC, quel senso di appartenenza che lega gli appassionati ai fumetti dei loro eroi preferiti. Nel corso dell'intervista rilasciata a Comic Book Resources, durante la quale ha svelato il progetto rinascita (...), Geoff Johns ha spiegato: "DC Rebirth è stato sviluppato nello stesso modo di Green Lantern: Rebirth (con il quale l'autore rilanciò e proiettò verso il successo, Hal Jordan) e Flash: Rebirth (operazione analoga compiuta a favore di Barry Allen e Flash). Alcune cose cambieranno, ma le storie saranno indirizzate sul racconto dei dei personaggi, alcuni segreti dell'universo DC, da Flashpoint alla nascita del New 52, saranno rivelati, svelando di far parte di un grande affresco narrativo. Un segreto nascosto e dimenticato. La DC è sempre stata percepita come mitica e immensa. Non è possibile imporle limiti o regole. Per questo infrangeremo qualsiasi regola. E lo faremo alla grande. E' l'inizio di una storyline che non si dipanerà su una sola serie, ma in tutto un universo narrativo. Ma si tratta di qualcosa di cui potrò parlarvi solo dopo che, il prossimo 25 maggio, il one shot che darà il via all'iniziativa sarà stato pubblicato. DC Universe: Rebirth sarà la risposta a molte domande, ma lancerà anche nuovi interrogativi."


Green Lantern e Flash Rebirth,
le due miniserie scritte da Geoff Johns (per i disegni di Ethan Van Sciver)
che hanno funto da fonte d'ispirazione per
DC UNIVERSE: Rebirth
Come ha specificato Johns, dunque, DC Universe: Rebirth sarà preceduto dal lancio di uno speciale albo unico che si avvarrà della collaborazione di artisti del calibro di Gary Frank, Ethan Van Sciver, Phil Jimenez e Ivan Reis. Riguardo gli autori coinvolti sulle serie regolari al momento non si sa molto. Quello che è certo è che tutti gli autori che hanno preso parte al lancio del New 52 (inclusi lo stesso Geoff Johns, Scott Snyder, Greg Capullo... tanto per citare i più importanti) lasceranno le serie sulle quali hanno lavorato negli ultimi anni. Per i sostituti, ci sono per ora solo supposizioni. Tom King, Clay Mann, Sam Humphries e John Timms, che hanno appena firmato dei contratti che li legano in esclusiva alla casa editrice di Burbank, saranno certamente della partita, così come lo saranno i coniugi Meredith e David Finch (che lasceranno però Wonder Woman) e Marguerite Bennet (che, stando alle voci, dovrebbe occuparsi proprio della serie dell'amazzone).

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