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Superman: The Man of Steel - Mentre negli USA si appresta al debutto la miniserie firmata da Bendis, John Byrne racconta di come il suo uomo d'acciaio conquistò la copertina del TIME




Da pochi giorni è stato distribuito Action Comics #1000, spettacolare albo anniversario con il quale il primo supereroe della storia del fumetto taglia un traguardo impensabile e si prepara a vivere una nuova stagione di rinnovamento. Sul millesimo numero della collana, infatti, oltre a un cast di autori straordinari, scelto tra i più rappresentativi della DC Comics, fa il suo esordio il prossimo Deus-ex-Machina delle avventure di Superman: Brian Michael Bendis.

Per celebrare il rilancio dell'eroe e per sottolineare quanto la casa editrice nelle qualità dello scrittore di Portland, la DC Comics affiancherà alle due collane dedicate all'azzurrone una miniserie di sei albi intitolata semplicemente The Man of Steel.

Di certo non è un caso che questa miniserie abbia lo stesso identico nome di quella lanciata proprio  trent'anni fa di questi tempi e affidata all'estro creativo di una delle più amate comic-star dell'epoca (e non solo!), John Byrne! L'arrivo dell'autore canadese sulle pagine di Superman fu un evento che scosse l'industria del fumetto dell'epoca, finendo per attirare su di essa (per la prima volta in assoluto) l'attenzione dei Mass Media e, in particolare, la copertina del prestigioso TIME.   



Un evento clamoroso che, a quanto pare, non sembra riportare alla memoria sensazioni particolarmente care a Byrne (che in aperta polemica con le Big Two, che lo hanno da tempo messo da parte, sembra essere molto critico nei confronti delle sue opere passate - quasi come se volesse rinnegarle) che, riguardo la copertina del TIME racconta:

"Non rammento quanto fui pagato per quella copertina del TIME. Mi sono impegnato molto a fondo per rimuovere dalla mia memoria quanto più possibile di questa esperienza. Quasi tutto ciò che avrebbe potuto andar storto, andò storto - compreso il fatto che la copertina fu pubblicata in ritardo, facendo sfumare di conseguenza tutto l'hype. 

Ma la parte peggiore fu che l'Art Director del TIME stabilì che sui fumetti, su come avrebbero dovuto essere rappresentati e letti, ne sapeva più e meglio di tante persone che hanno trascorso gran parte della loro vita lavorativa in questo campo. Decise così di aggiungere alla mia illustrazione quei bruttissimi balloon nei quali non solo utilizzò il più brutto font per il lettering possibile, ma aggiunse riferimenti ai poteri "sovrannaturali" di Superman". 



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